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Altro milione a Dexia per chiudere il derivato

di Marcello Pulidori
Altro milione a Dexia per chiudere il derivato

Il Comune ha accettato di pagare spese legali e interessi, strappando uno sconto Si conclude così il contenzioso alla corte di Londra: 6,7 milioni di rate arretrate

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Al conto ormai conclusivo dell’avventura Dexia, il prodotto finanziario acquistato negli anni Duemila per ripararsi da tassi d’interesse troppo alti e trasformatosi poi in una trappola finanziaria, il Comune dovrà aggiungere un altro milione di euro scarsi. Si tratta delle spese legali e degli interessi di mora che l’amministrazione comunale ha pattuito di pagare alla banca belga, ultimo atto per poter chiudere il contenzioso aperto dallo stesso Comune di fronte alle Corti di Londra, dopo aver smesso di pagare le iperboliche rate del derivato già nel 2012. L’accordo è stato approvato ieri dalla giunta comunale prevede oltre a spese legali e interessi «il pieno riconoscimento della validità, efficacia e conformità alla legge del contratto - riconosce una nota di Palazzo Municipale - il pagamento a Dexia Crediop delle somme contrattualmente dovute e non pagate, nonché l’impegno ad onorare il contratto fino alla sua scadenza naturale del 31/12/2019». Il milione di euro aggiuntivo è una cifra inferiore a quella accantonata nei bilanci comunali a questo scopo, 2,4 milioni, quindi Palazzo Municipale può dire di aver “risparmiato” in quest’ultima parte della trattativa circa 1,4 milioni. Non è ancora nota l’entità delle spese legali sostenute direttamente dal Comune per la causa londinese, che si dovrà chiudere all’udienza di fine febbraio.

Non è ancora possibile fare il conto conclusivo di quanto alla fine verrà a costare questo accordo. Le rate congelate dal 2012 e che ora dovranno essere interamente pagate ammontano a 6.577.407 euro, cifra già accantonata nei bilanci municipali di questi anni. In più ci sarà da pagare fino alla fine del contratto, il 31 dicembre 2019, e l’ammontare delle future rate dipenderà dall’andamento dei mercati e dalle altre variabili previste nel documento, quindi non è al momento calcolabile.

La transazione approvata ieri dalla giunta, che dovrà andare in consiglio comunale probabilmente il 6 marzo (passaggio in commissione il 28 febbraio), chiude in maniera definitiva una vicenda esplosa sei anni fa, quando «numerosi altri Comuni e Regioni italiane decidevano di annullare in autotutela il contratto derivato stipulato con Dexia Crediop nel 2005 - è la ricostruzione di Palazzo Municipale - sospendendo i pagamenti contrattualmente dovuti ed accantonando le somme prudenzialmente anno per anno». Il derivato era nato nel dicembre 2002, per coprire il Comune dal rischio di oscillazioni dei tassi su un pacchetto di debiti a lungo termine, ed era stato rinegoziato nell’agosto 2003 e ancora nel 2005. Il contenzioso, oggetto di furiose polemiche politiche, era nato dal ricorso Dexia di fronte al Tar e all’Alta Corte di Londra: poiché si era già instaurata una causa analoga, con il Comune di Prato come controparte, si decise una sospensione in attesa di vedere come andava a finire quest’ultima. È stata la Corte suprema inglese a respingere, nel dicembre scorso, l’ultimo appello di Prato, consolidando la sentenza di secondo grado che dava ragione a Dexia (quella di primo grado era stata invece favorevole ai Comuni). Altri contenziosi aperti da enti locali italiani, annota Palazzo Municipale, erano andati diversamente «solo in presenza di fattispecie di illecito non prive di rilievo penale, escluse nel caso di Prato e di Ferrara». Non restava quindi che trattare con Dexia, con l’esito approvato ieri.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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