La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Schizofrenie digitali

di LUCA TRAINI
Disagi a connettersi con la pubblica amministrazione
◗
Disagi a connettersi con la pubblica amministrazione

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sui disagi nelle connessioni con la pubblica amministrazione

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Quante identità digitali abbiamo? Non dico account di posta elettronica, avatar social e nomi con cui facciamo acquisti, ci mostriamo o ci mascheriamo sul web, parlo dei profili necessari per connettersi con le amministrazioni, gli enti e le aziende pubbliche. C’è l’Id Inps, con il suo codice metà per email e metà, senza fretta, per posta, che serve a tutti i lavoratori ma nulla vale per le previdenze complementari e integrative che richiedono altri profili e password diverse. Ci sono le registrazioni e le identificazioni necessarie per accedere ai servizi online comunali (quando ci sono) che cambiano da municipio a municipio, da quello a cui si pagano tasse e tributi locali a quello della scuola dei figli. C’è il fascicolo sanitario regionale elettronico, con il suo portato di dati e di servizi, e c’è il portale dei servizi della pubblica istruzione. C’è che è una giungla, con limitati tentativi di razionalizzazione, come la rete Federa che permette di accedere con le stesse credenziali ad una serie di sportelli digitali, e una realtà diffusa fatta di enti che parlano lingue tecnologiche diverse, e non dialogano. Lo Spid, il sistema pubblico di identità digitale, resta un acronimo duro da digerire.


La riforma digitale della pubblica amministrazione conta più spot che risultati. Nel solo triennio 2013-2015 - analisi recente del Politecnico di Milano - le istituzioni vi hanno investito 5,6 miliardi di euro, ma gli ospedali, le scuole, il catasto, le procure, le anagrafi, le camere di commercio e i comandi dei carabinieri continuano ad utilizzare ciascuno un proprio applicativo, con il risultato di ostacolare la piena interconnessione e lo scambio dei dati. E noi continuiamo la corsa affannosa ai certificati da uno sportello all’altro. Sin dal primo vagito, sin da quell’incomprensibile duplicazione di adempimenti a cui sono chiamati i neogenitori: in fila all’anagrafe per denunciare la nascita (che pure è già registrata in ospedale), poi in fila all’agenzia delle entrate per registrare il piccolo al Fisco. Messo al mondo, reso cittadino e contribuente in un sistema sordo ai clic.

Non che manchino i buoni propositi, né i progetti e i fondi. Anzi. Un caso su tutti. L’Anpr è una rete nazionale lanciata nel 2011 per condividere i dati delle singole anagrafi municipali in un sistema aperto e accessibile ai cittadini ma anche a tutte le pubbliche amministrazioni. Ben più che l’opzione “chiedi e ritira il tuo certificato online” che alcuni comuni come Ferrara hanno attivato sul proprio portale (e che passa per un’ulteriore registrazione): il sistema prospetta l’abolizione di gran parte delle certificazioni perché permette ad ogni ufficio pubblico di verificare autonomamente i dati. Ottimo. Non fosse che, a distanza di sette anni, gli enti locali che hanno attivato il programma sono appena 64 su ottomila. Sessantaquattro municipi, a ieri, con solo quattro capoluoghi di provincia (Modena, Cesena, Ravenna e Lucca) e un totale di abitanti che non arriva a un milione e 250 mila. Unico ente locale ferrarese: Codigoro.


Il cronoprogramma aggiornato di Anpr segna fine anno come termine entro il quale tutti i comuni italiani dovranno essere in rete. Utopia, ovvio. Ma è giusto annotare anche questo, in giorni di promesse elettorali mirabilanti, con la riforma digitale della burocrazia tornata ad essere tema di dibattito.
Buona domenica.


Luca Traini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google