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Campagna senza comizi e Sgarbi si siede sul wc

Campagna senza comizi e Sgarbi si siede sul wc

Incontri in piazza, manifesti e banchetti considerati vecchi arnesi della politica I candidati sfruttano i “social”, internet e gli incontri con gruppi selezionati

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Cosa resterà di questa campagna elettorale oltre al risultato delle urne? Certamente le invettive incrociate con insulti conditi nelle forme più eterogenee, modello nazionale imposto dai tempi forse anche per le future consultazioni (nel 2019 si vota per il Comune di Ferrara) ma non proprio idoneo a far crescere la fiducia nell’attuale classe dirigente del Paese. Parole e gesti che rimbalzano da lontano tra le Mura degli Este, rilanciati da internet, dalla stampa, dalla televisione o dalla radio e che hanno trovato facile eco nella campagna elettorale di uno dei candidati ferraresi più noti, Vittorio Sgarbi, sceso in lizza col centrodestra nel listino proporzionale per la Camera a Ferrara-Modena e nell’uninominale ad Acerra-Pomigliano D’Arco. Un approccio “selettivo”, il suo, che ha calibrato toni e linguaggio su base territoriale. A Ferrara il critico d’arte ha da poco inaugurato la mostra in Castello dedicata alla Collezione Cavallini-Sgarbi, presente il ministro della Cultura Dario Franceschini (Pd), suo avversario politico ma gradito ospite e trattato con tutte le riverenze del caso (ricambiate) in una campagna locale marcata dal fair play.

Tutta un’altra storia, invece, nel collegio campano, su internet e negli studi televisivi, dove l’incontinenza verbale e l’attitudine alla provocazione del critico d’arte e politico estense non hanno trovato argini. La scena di Sgarbi seduto sulla tazza del gabinetto ritratto in un video con i pantaloni abbassati mentre per agevolare la peristalsi - come dice e ripete più volte - fissa sullo schermo del cellulare il volto del candidato M5S Luigi Di Maio (che gioca in casa contro il politico estense) potrebbe rientrare tra i possibili esempi da portare in cattedra per spiegare come è cambiato- o, meglio, si è degradato - il linguaggio della politica. Anche su La7 la musica non cambia: una candidata grillina gli ricorda i suoi guai giudiziari e Sgarbi prova a farla tacere: «Stai zitta cretina». Fulmini che si sono abbattuti lontano dalla campagna che si svolge attorno al Castello. Qui il comizio sembra essere stato dimenticato nello sgabuzzino dei vecchi arnesi della politica.

Unici a provarci sono stati i 5 Stelle, che hanno invitato il giornalista Gianluigi Paragone, candidato a Varese, in una delle serate più fredde di febbraio in piazza Trento Trieste. Risultato: poche decine di temerari che hanno confermato agli altri partiti che il comizio pubblico all’aperto oggi non è l’opzione migliore. Così il palco in piazza si è trasformato in un piedistallo al servizio dei turisti interessati a scattare foto ricordo. I veicoli preferiti per contattare gli elettori sono stati i social, i blog, i video postati su You Tube - insomma Internet - oltre a radio, giornali e tv. I manifesti sono stati l’altro storico canale andato in pensione. L’avvocato Alberto Bova, candidato di Civica Popolare, ha fatto scorrere foto e slogan sui bus, mentre gli spazi elettorali pubblici che in passato venivano contesi nei blitz notturni degli attacchini sono rimasti in buona parte vuoti. Mosca bianca, assieme a Piergiacomo Taddei, di CasaPound, che si è fatto fotografare incoronato da due paia di corna: la candidata di Forza Italia, Paola Peruffo, ritratta mentre incolla di notte il manifesto della lista Berlusconi. Rendono di più, dicono i candidati, l’aperitivo elettorale, le foto dei banchetti (pochi, in questa tornata) postate su Facebook, la cena con il gruppo selezionato e con i sostenitori, l’incontro al mercato. Appuntamenti pubblicati a decine sugli account Fb e Twitter dei candidati, da Dario Franceschini, che tra interviste e inviti pubblici ha pubblicato anche l’immagine di una sua seduta dal barbiere, a Maura Tomasi (Lega), ad Alberto Balboni (Fdi), a Marco Falciano (M5S), a Vittorio Ferraresi (M5S). Irene Bregola (Leu) ha personalizzato i messaggi elettorali con brevi commenti, modalità meno presente sui “social” di altri candidati. Ovviamente c’è anche il caso dell’incontro pubblico “bucato”. Anche in questo caso si è fatto notare Vittorio Sgarbi che ha dato forfait, a manifesti già stampati, per un aperitivo a Comacchio. (gi.ca.)

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