Dopo la tragedia la corsa per un tetto ai clochard
Lido Nazioni, una casa per chi vive accampato come l’uomo morto per il freddo L’appartamento trovato dai Volontari di Strada, e il centro Il Ponte è pieno
LIDO NAZIONI. Cosa è che fa più paura della morte? Il rischio di perdere tutto, e quando quel tutto è meno di quanto ognuno di noi possa immaginare, il terrore si legge negli occhi. La morte di Bernard Arthur Kefee detto Edgard, il clochard trovato morto di freddo martedì a Lido Nazioni, ha gettato nello sconforto i Volontari di Strada che da mesi si occupavano di lui, portandogli cibo e medicine. Ieri mattina la presidente Maria Nanetti Mazzola ha subito cercato, e trovato, un appartamento da mettere a disposizione di chi vive praticamente all’aperto, appartamento che è stato senza esitazioni dato dalla famiglia Bellettini. «Non sarà facile convincerli a dormire qui – dice la Mazzola – Hanno paura, tanta paura che gli portino via tutto. Ma non possiamo permetterci di farli morire di freddo, non deve mai più succedere, mai più”. Quel tutto sono una roulotte che non sta più in piedi, qualche vestito e coperta e pochissimi effetti personali. «Parliamo con loro da giorni, cerchiamo di fargli capire che non si può dormire fuori con questo freddo. La morte di Edgard ha sconvolto tutti, pensavamo che una simile tragedia potesse in qualche modo convincerli ma molti non ne vogliono sapere. E questo dovrebbe far pensare, riflettere, capire quanto per una persona che non ha niente anche una giaciglio, un posto conquistato a fatica diventi importante». L’appartamento è pronto, i volontari lo hanno sistemato e cercato coperte, lenzuola e asciugamani. Nel primo pomeriggio alcuni senza tetto sono stati accompagnati dentro, per altri l’opera di convincimento è durata fino alla sera.
Anche a Comacchio i volontari dell’associazione Il Ponte hanno predisposto tutto per l’accoglienza. Nella casa in piazza del Duomo ieri mattina erano già sistemati sei ospiti su otto, mentre in via Margherita, sempre nel cuore di Comacchio, era attesa una famiglia di quattro persone, genitori e due bambini molto piccoli. «Per essere accolti qui basta telefonare o suonare – spiega il responsabile Andrea Baruffa – Chiediamo i documenti e quindi ci mettiamo in contatto con i servizi sociali del Comune di appartenenza. Logicamente se si tratta di un’emergenza prima di tutto procediamo con l’accoglienza, quindi mettiamo in atto tutta la procedura richiesta». Nelle due case di Comacchio le camere hanno in media tre letti e un bagno, mentre la cucina e la sala da pranzo sono ad uso comune. Generalmente nell’appartamento del Duomo vengono ospitati solo uomini, al momento ha trovato un riparo anche una mamma con un bambino piccolo. «Noi siamo sempre in emergenza – va avanti Baruffa – Le persone che per svariati motivi restano fuori casa e non sanno dove andare sono tante, troppe direi. Logicamente con questo freddo i responsabili dei servizi sociali cercano in tutti i modi di non lasciare nessuno in difficoltà».
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