La Nuova Ferrara

Ferrara

«Camera di Commercio Indietro non si torna»

di Gian Pietro Zerbini
«Camera di Commercio Indietro non si torna»

«La scelta di fusione non è stata mia ma di Unioncamere e votata localmente Ferrara ha potenzialità di sviluppo. Chi investe viene premiato anche dal fisco»

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Avanti tutta con il decreto sul riordino della Camera di Commercio; spinta decisiva con nuove infrastrutture; l’elogio dell’industria 4.0, che punta ad agevolare le aziende anche dal punto di vista fiscale e potenziamento della chimica per il sito di Ferrara. È un fiume in piena il ministro Carlo Calenda e parla di Ferrara come zona dove è possibile far crescere le imprese e tenere il passo con l’Emilia Romagna, diventata locomotiva d’Italia con i nuovi dati sul Pil e regione con la quale il ministero dello Sviluppo Economico ha trovato un’ottima intesa sinergica.

Ministro Calenda, la prima domanda è sul decreto delle Camere di Commercio che lei ha firmato. Non ha forse forzato la mano, visto il precedente stop della Consulta?

«Nessuna forzatura. Il decreto recepisce le esigenze pervenute dalle imprese per avere Camere più efficienti e far pagare meno i diritti camerali. Un riordino che si è reso necessario proprio perché ci è stato chiesto».

A Ferrara qualcuno chiede la possibilità di rimanere autonomi anche se non si arriva alle 75 mila imprese, calcolando la riconosciuta efficienza della locale Camera. È percorribile quella scelta autonomista?

«Guardi, ormai il processo di riordino è partito ed è irreversibile. Indietro non si torna anche perché questo è il frutto di un lungo confronto tra le associazioni. La scelta delle fusioni delle varie Camere di Commercio non è nostra, ma è stata Unioncamere a proporci il piano di ristrutturazione e non dimentichiamo che è stata votata dalle singole camere. A me non interessa più di tanto con chi si uniscono tra loro le Camera, ma l’obiettivo è portare efficienza e minori costi per le imprese. Il processo va avanti quindi tra Ferrara e Ravenna».

Ferrara stenta più di altre realtà perché paga un gap troppo alto in materia di infrastrutture, soprattutto stradali.

«Le infrastrutture sono importantissime e proprio per questo sono in cantiere progetti come E45 e la Cispadana verso il modenese per migliorare la viabilità. Ferrara rientra sicuramente tra le aree sulle quali concentrare politiche per lo sviluppo. I numeri dicono che le imprese stanno reagendo e usano massicciamente gli incentivi di impresa 4.0. Non vi è altra strada per lo sviluppo se non quella di stimolare investimenti, lavoro e reddito. Con le scorciatoie e le ricette stravaganti di Lega e M5s si finisce nel burrone»

La Vm di Cento targata Fca e il problema diesel, come si affronta questa vicenda?

«Nei prossimi mesi è in programma un incontro con i vertici di Fca e anche con le componenti sindacali. Si tratta di una transizione industriale che dobbiamo gestire e abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Proprio ieri abbiamo stanziato 1.050 milioni per gestire le transizioni industriali».

Lo stato di salute della chimica ferrarese e del suo polo?

«Eni sta facendo un buon lavoro non cede più Versalis e sta investendo sulla chimica verde. Un settore che contribuirà sicuramente a rafforzare lo sviluppo del territorio».

Gli imprenditori sostengono che in Italia ci sia troppa pressione fiscale rispetto al resto dell’Europa?

«Abbiamo effettuato il taglio dell'Ires e dell’Irap. Inoltre chi investe verrà premiato con riduzioni di imposta. Tutte misure a favore delle imprese che erano richieste da anni. Per questo Produzione industriale cresce del 3%, l'export del 7,4% più di Francia e Germania. La crescita deve ancora estendersi a tutto il paese».

Ministro, riusciremo ad uscire da questa lunga crisi?

«Il Pil è all’1,5, scende il debito - notizia di oggi - crescono export e produzione, dati buoni che segnano una ripresa anche se non abbiamo rimarginato ancora le ferite. A distruggere questo primo slancio ci vuole un attimo con politiche sbagliate. Il percorso di sviluppo deve proseguire sulla stessa strada, senza trionfalismo ma con serietà».

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