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Direttiva Bolkenstein Confesercenti all’attacco

Direttiva Bolkenstein Confesercenti all’attacco

L’obbligo di messa al bando delle concessioni in scadenza crea problemi al settore  Scolamacchia: le nostre aziende operano ancora nell’incertezza per il futuro

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Confesercenti Ferrara ha espresso criticità della direttiva “Direttiva Bolkestein” ed i danni , sottolinea l'associazione di rappresentanza ferrarese, generati dalle liberalizzazioni selvagge e dalla loro applicazioni nel nostro paese.

La direttiva Bolkestein è un atto approvato dalla UE e recepito nell'ordinamento italiano dal governo Berlusconi nel 2010. L'obiettivo della direttiva è favorire la libera circolazione dei servizi e l'abbattimento delle barriere tra i vari Paesi.

Le perplessità espresse in questi ultimi anni dal settore rappresentato da Confesercenti riguardava l'obbligo di messa al bando delle concessioni in scadenza di spazi pubblici e beni demaniali. Contro la direttiva Bolkestein, per fare un esempio, si erano scagliati i titolari di concessioni delle spiagge italiane. Di norma infatti molte concessioni venivano rinnovate a scadenza con un accordo diretto pubblico-privato, senza delle vere e proprie gare a cui avessero accesso anche altri operatori. La direttiva prevede poi che siano messe a bando molte concessioni pubbliche. Tra queste anche quelle dei commercianti da strada. Il decreto milleproroghe ha prorogato di fatto le concessioni in essere fino al 31 dicembre 2018, quando si prevede che queste siano rimesse nuovamente a bando. Quelle in scadenza o già scadute venivano quindi estese fino alla fine dell'anno prossimo, ma entro quel termine gli Enti locali dovranno attrezzarsi per rimettere a bando le stesse concessioni.

«Per gli operatori su aree pubbliche – sostiene Nicola Scolamacchia, presidente di Confesercenti Ferrara – dopo che non si è riusciti ad escluderne l'applicazione della direttiva, grazie all'impegno delle associazioni in accordo con la Conferenza Stato-Regioni era stata trovata una soluzione ampiamente condivisa indirizzata a garantire il lavoro degli operatori commerciali. In questa fase la Regione Emilia Romagna ha correttamente legiferato e di conseguenza i comuni hanno emesso i bandi che garantiscono ai titolari l'operatività per i prossimi anni».

«Strane spinte politiche – continua Scolamacchia – hanno portato però alla proroga fino alla fine del 2018, poi un ricorso al Tar del Garante della Concorrenza ed infine con la finanziaria 2018 ad una ulteriore proroga al 2020 che stravolge tutti i criteri di assegnazione ripristinando di fatto le norme antecedenti il 1931».

«Peggio ancora poi la situazione nell'ambito degli stabilimenti balneari dove non è stata ancora approvata una legge di riferimento o il settore delle guide turistiche che rischiano una dequalificazione della professione dopo i provvedimenti adottati in tema di guida “nazionale. Dopo tanti anni di Bolkestein – conclude il presidente – abbiamo incontrato esponenti di tutti i governi ma ad oggi le nostre aziende operano ancora nell'incertezza del proprio futuro».

Lauro Casoni

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