Accusava il compagno di minacce e lesioni Condanna per calunnia
Sono “rivali” da tre anni, lo sono diventati dopo essere stati compagni di vita, fino al 2015. Poi da “rivali” sono diventati protagonisti di vicende giudiziarie - inchieste e processi - attivati...
Sono “rivali” da tre anni, lo sono diventati dopo essere stati compagni di vita, fino al 2015. Poi da “rivali” sono diventati protagonisti di vicende giudiziarie - inchieste e processi - attivati dalle loro denunce e vestono a turno i panni dell’accusatore e dell’accusato. L’ultimo processo che li ha visti “rivali”, si è concluso nei giorni scorsi in tribunale, per una delle tante tappe della storia conflittuale che condividono e che ha visto lei, la donna, condannata per calunnia verso il suo ex compagno, ad una pena di 2 anni e 1 mese: sentenza decisa dal giudice Landolfi che ha valutato al processo che le denunce presentate dalla donna sull’ex compagno per minacce, lesioni, comportamenti violenti, calci e botte - per cui sono in corso altri processi, che ora alla luce di questa sentenza avranno altri sviluppi - non erano in realtà fatti veri. Da qui la decisione del giudice di condannare la donna per calunnia. Sullo sfondo del loro rapporto però c’è tanto altro, oltre alla cosa più importante da tutelare, un bambino che hanno avuto insieme e sul quale si sono innescate altre tensioni, altri processi per l’affidamento del piccolo. Per questo motivo, dunque, nomi e riferimenti geografici dei due protagonisti, vengono del tutto omessi. Ma la vicenda che dura ormai da quasi 3 anni è diventata ormai foriera di tensioni, tanto che lui ora chiede attraverso i suoi legali (Rita Gavioli) che vengano adottati provvedimenti contro la donna, visti gli atteggiamenti persecutori che i familiari dell’uomo avrebbero subito negli ultimi mesi da lei. L’uomo, come i difensori avevano ricordato al processo appena concluso, era stato accusato di maltrattamenti e minacce attraverso lettere anonime: ma i procedimenti penali che sono stati attivati con indagini a tappeto e che hanno portato i carabinieri a controllare spostamenti e la vita dell’uomo, non hanno portato a nulla. Anzi, ad esempio le lettere anonime con minacce di morte che la donna sostene aver ricevuto (oltre una sessantina) non sono mai state scritte da lui. Così anche per le accuse di maltrattamenti, archiviate. I magistrati hanno valutato non esservi mai stati atti violenti nè aggressivi. Ora invece, i legali dell’uomo chiedono vengano adottati provvedimenti che impediscano alla dona di avvicinare l’uomo e i suoi familiari. Alla luce anche di un episodio non ancora chiarito: un incendio doloso che l’estate scorsa vene appiccato alla casa in cui vive l’uomo con la famiglia, non ancora chiarito e di cui ad oggi non si hanno risposte.
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