Condannato per stalking «Ora la pace nel quartiere»
Chiuso il caso di via Rambaldi: due anni a Dedoni, pena minima all’ex moglie Le vittime: sentenza serva come deterrente, fatti sottovalutati dalle istituzioni
«Speriamo solo che serva da deterrente, speriamo che finalmente - psicologicamente - si riesca a dormire, a ritrovare un po’ di pace»: quella pace dimenticata in via Rambaldi, negli ultimi anni, almeno nei pressi della casa della famiglia Dedoni, accusata di stalking di quartiere. Ieri per tutti gli episodi che hanno di fatto messo in discussione la convivenza civile tra vicini e abitanti (offese, schiamazzi, atti persecutori) e quella pace, Carlo Dedoni ieri pomeriggio è stato condannato dal giudice Vartan Giacomelli alla pena di 2 anni di reclusione. Mentre la moglie, separata nel frattempo, Virginia Cerasi è stata condannata solo per minacce alla pena pecuniaria di 2700 euro.
Finisce così, la lunga e tribolata saga di via Rambadli. Ribattezzata dagli stessi protagonisti come il caso di stalking di quartiere, anche se riguardava solo diversi cittadini, quattro vicini di casa della famiglia Dedoni. Dedoni che ieri pomeriggio, dopo la sentenza si limitava a minimizzare «tutto è cominciato con due polli che io uccidevo nella mia casa, poi...». Poi, tra eccessi si è arrivati però a minacce, rumori continui, schiamazzi, offese, ingiurie, atti continui, stalking, il reato per cui Dedoni è stato condannato: «Ma io non ho mai minacciato nessuno» ribadisce. E contro la condanna il suo legale Gianluca Filippone annuncia ricorso in appello. Così anche l’avvocato Riccardo Ziosi per la Cerasi: «Ora alla luce della sentenza chiederemo subito il reintegro nelle sue funzioni lavorative della signora Cerasi». Lo ricorda lei stessa, ai cronisti: «Scrivetelo subito che da domani (oggi, ndr) posso riprendere il lavoro, dopo esser stata sospesa il 17 ottobre scorso». La Asl, di cui la donna è dipendente aveva deciso così visto che il caso era diventato pubblico e per un atto di tutela verso gli utenti (la signora Cerasi lavorava all’Urp, a contatto con il pubblico) la donna era stata sospesa. Ieri in aula tra le parti civili, erano presenti Gian Roberto Luzi e la moglie Rita Volpi con il loro legale Patrizia Micai: Luzi lo ricordiamo era rimasto vittima di una aggressione, proprio un anno fa, da parte di Dedoni (poi arrestato e condannato) che lo mandò in ospedale. E ieri Luzi e la moglie spiegavano: «Speriamo che la sentenza pacifichi lo stato delle cose e che non vi siano conseguenze. Possiamo dire che forze dell’ordine e istituzioni avrebbero potuto e dovuto essere più presenti in questa vicenda anche solo per prevenire i fatti che poi sono accaduti evitando che arrivassero alle estreme conseguenze come poi è capitato ed evitando le vie di fatto».
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