Non era ubriaca in auto Assolta per assenza prove
Coccanile, ieri il processo ad una donna che provocò un incidente e poi scappò I carabinieri le fecero l’etilometro tre ore dopo, ma a casa: aveva un tasso di 3
COCCANILE. Ubriaca sì, ma non ci sono prove che lo fosse mentre guidava l’auto, bensì tre ore dopo l’incidente, quando in casa sua i carabinieri registrarono con l’etilometro un livello di oltre 3 di alcol nel sangue (il minimo consentito è 0.5 g/l). Per questo motivo, al processo più “pazzo” dell’anno, l’imputata, una donna 42enne polacca, Agnies Anna Jemielity è stata assolta dal giudice Vartan Giacomelli con la formula della vecchia insufficienza di prove.
Ad ottenere questa sentenza il suo difensore, Filippo Sabattani che era già riuscito con lo stesso principio giuridico a far annullare dal giudice di pace il sequestro della patente, un atto amministrativo. Tutto accade un anno fa, nel gennaio 2017, quando la donna ebbe un incidente a Coccanile scontrandosi contro un’altra auto. Poi, secondo i carabinieri, scappò dal luogo dell’incidente e tornò a casa sua. Qui in casa venne raggiunta dai militari soltanto tre ore dopo, attorno alle 15 (l’incidente era stato alle 12). La sottoposero al controllo dell’alcol e l’etilometro schizzò ai livelli più alti: al primo test, 3.38 g/l, al secondo “solo” 3.03: livelli da coma etilico. Il legale ha sostenuto che la donna dopo l’incidente di mezzogiorno, non fuggì, ma tornò a casa e qui sotto choc superò quel momento bevendo parecchia vodka. E dunque non c’era prova: come ha sottolineato il legale in aula il test eseguito tre ore dopo l’incidente non era un prova, in quanto non si era certi che il livello di alcol nel sangue fosse lo stesso che la donna aveva al momento dell’incidente. Il giudice Giacomelli, nonostante la richiesta del pm Rossetti in aula (condanna a 1 anno e conferma ritiro patente) ha accolto la tesi difensiva: la donna era ubriaca, sì, ma a casa sua, tre ore dopo e non alla guida dell’auto. (d.p.)
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