Ciao Erik, l'addio del paese all'angelo biondo
A Masi San Giacomo l’ultimo saluto tra fiori e palloncini al bimbo di 9 anni stroncato da un malore. La piccola bara bianca è stata portata nel cimitero di Voghiera per la sepoltura
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MASI SAN GIACOMO. C’è un piccolo grande mondo raccolto nella chiesetta di Masi San Giacomo, una chiesa che diventa addirittura angusta tante sono le persone che vi entrano. Incessantemente. C’è la bara bianca sommersa dai fiori bianchi. E lì, “addormentato”, c’è Erik Capponcelli, il bimbo biondo di 9 anni dal sorriso contagioso, un sorriso cancellato sabato scorso da un malore fulminante. Se non esiste, forse, dolore più grande di quello di sopravvivere ai propri figli, ieri questa straziante condizione ha trovato una terribile ma vera rappresentazione.
Quando alle 14,15 il piccolo feretro è giunto di fronte alla chiesa del paese, dove da almeno un’ora si erano radunate tantissime persone, altri cittadini erano assiepati all’interno del tempio. Per ultimi, dietro al loro angelo biondo, gli occhi fissi su quella piccola bara, sono arrivati i genitori di Erik, il papà Stefano e la mamma Maria, persone riservate, dignitosamente stravolti dal dolore e segnati in volto dalle lacrime.
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A pochi metri dai genitori, anche coloro che hanno voluto tanto bene a questo bimbo strappato troppo presto alla vita, e cioè i suoi compagni di classe della scuola primaria (ex elementare) “Bruno Ciari” (intitolata al compianto pedagogista fiorentino) di Cocomaro di Cona, gli amichetti del Grest (i campi estivi organizzati dalle parrocchie), ed ancora i ragazzini del catechismo che, proprio insieme ad Erik, si stavano preparando alla Comunione. E poi una folla di cittadini, amici, conoscenti, persone viste e forse riviste solo per un saluto, ma che hanno voluto idealmente abbracciare i genitori di Erik.
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Tutti quelli insomma che ieri hanno voluto dire addio ad Erik. Una grande discrezione ha caratterizzato poi la presenza, in forma assolutamente privata, dei sindaci di Masi Torello, Riccardo Bizzarri, e di Voghiera, Chiara Cavicchi. Col volto segnato è arrivato anche il coordinatore delegato della scuola “Ciari”, Mauro Presini, che in queste ore ha dovuto cercare le parole per spiegare ai compagni di Erik la sola cosa, forse, che non avrebbe mai voluto spiegare loro. Ai piedi dell’altare un mare di fiori bianchi; 7, e poi 8, e poi 9 e 10 corone di petali che si aggiungono via via che i minuti si assottigliano, prima che il parroco don Edwin inizi il rito. Le scritte più immense, di una immensità di cui solo i bambini alle volte sono capaci, coprono piccoli teli, coperte di seta, alcuni pupazzetti che rimandano ad un candore che diventa ancora più insopportabile, dentro questa chiesa straziata dentro la quale non c’è posto per altri sentimenti. Dopo la parte più formale del funerale, alcuni amici di Erik si sono alternati al leggio per regalare un loro personalissimo saluto. Poi, terminata la funzione religiosa, il feretro di Erik è stato trasportato al camposanto di Voghiera, dove è stato sepolto con l’abito della Prima Comunione, quel vestito già pronto per la festa che doveva celebrarsi tra poche settimane, ad aprile.
E che invece è stato destinato al più triste e terribile dei giorni.
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