Operaio della Baltur morì per l’amianto, riparte il processo
Prime schermaglie in aula tra accusa, difesa e parte civile. Giudice taglia lista testi e aggiorna al 20 novembre prossimo
CENTO. «Questo è un processo tecnico per cui saranno importanti le testimonianze dei consulenti»: circoscrive il processo e mette subito in riga tutti le parti, il giudice Sandra Lepore, tagliando e sfrondando le liste testimoni di accusa, parte civile e difesa, riducendole di fatto dai circa 50 test richiesti a 15 e poco più.
Il processo è quello che dovrà accertare le responsabilità nella morte di Giampaolo Brugioni, ex dipendente della Baltur di Cento, scomparso a 66 anni nel dicembre 2016, per un mesotelioma pleurico che gli fu diagnosticato nel 2011, legato all’esposizione all’amianto. Questa la tesi dell’accusa, la procura di Ferrara che ha chiesto e ottenuto il processo contro il rappresentante legale della Baltur, Gianni Fava, imputato di omicidio colposo. Imputazione nata dal procedimento che in un primo momento - quando Brugioni era ancora in vita - ipotizzava le lesioni colpose e che dopo il decesso diventò per omicidio colposo.
Ieri, dopo le prime schermaglie davanti al giudice Lepore, al pm Rossetti e ai legali di parte civile (Boscolo) e difesa (Martines e Melandri, per Fava e la Baltur citata e confermata come responsabile civile) il processo è stato aggiornato al 20 novembre con i primi testimoni dell’accusa. Come ha sottolineato il giudice, il processo ruota attorno a questioni tecniche e medico legali. Brugioni lavorò in Baltur dal 1978 e nel 2011 scoprì di essere malato di mesotelioma: secondo l’accusa, sulla base di consulenze tecnico-mediche, l’esposizione sarebbe riconducibile alla sua attività in Baltur. Per la difesa, invece, l’esposizione all’amianto sarebbe avvenuta prima del 1978, quando Brugioni lavorava in altre aziende, Riva Mariani e Soimi, oggi chiuse.
Lo stesso Gianni Fava aveva ribadito alla Nuova di essere «amareggiato ma sereno» per il processo, per il quale «non tutto è così scontato come potrebbe sembrare» (la tesi difensiva dell’esposizione pregressa) e che la famiglia Fava, proprietaria della Baltur, «ha sempre avuto un occhio di riguardo in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro». (d.p.)
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