Quasi sessanta donne in cerca di un riscatto
Ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi, aiutate dal progetto Oltre La Strada Il questore al Centro Donna Giustizia: combattere ogni forma di violenza
«Come Centro Donna Giustizia abbiamo voluto quest'incontro con il questore Giancarlo Pallini e il vice questore Michelina Pignataro proprio nel giorno dedicato alle donne, per ribadire la nostra completa condanna alla violenza; lo abbiamo chiesto perché lavoriamo insieme da sempre, anche se con ruoli e in direzioni diverse, costruendo un ottimo rapporto di collaborazione e per porre l'attenzione sui due progetti che stiamo portando avanti».
Paola Castagnotto presidente del Centro e Maria Carlotta Rossi coordinatrice dei progetti “Oltre la strada” e “Accoglienza richiedenti, protezione e inserimento nel mondo lavorativo”, hanno subito ringraziato i dirigenti della polizia di Stato per la visita al Centro, sottolineando che solitamente sono loro a recarsi in questura per i diversi casi presi in carico.
Durante l'incontro a cui erano presenti molte delle 59 donne seguite nel 2017 e inserite, con i loro bambini, nel progetto di riscatto dalla prostituzione “Oltre la strada”, sono stati illustrati i ruoli che spettano alla polizia e le tutele giuridiche di cui usufruiscono le vittime di tratta e di violenza domestica, a cui lo Stato dopo regolare denuncia garantisce l'accoglienza con alloggio, vitto e corsi di formazione per poter un giorno svolgere un lavoro. Da parte delle donne, tutte giovani africane, con alle spalle storie drammatiche di soprusi violenze e inganni , rese schiave e obbligate a prostituirsi, ci sono state diverse domande ma alla base di tutti i loro interventi è emersa una grande fiducia nella polizia.
« C'è ancora molto da fare - è stato concordato da ambo le parti- ma l'impegno è quotidiano e pressante». Un altro punto che ha trovato tutti d'accordo è il presupposto che si debba insistere sul cambiamento culturale da parte degli uomini che in troppi casi non riconoscono alla donna quel rispetto che le è dovuto. L'educazione familiare è importante perché è il primo momento durante il quale il maschio bambino deve prendere coscienza che non vi sono differenze di genere e impostare così la propria vita e i rapporti con l'altro sesso in tutti gli ambienti scolastici, e più avanti professionali, lavorativi e di coppia.
Margherita Goberti
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