Resa dei conti Pd, due tesi a confronto
La renziana Paron accusa i dirigenti locali di non diffondere le riforme. Zappaterra mette più peso sugli errori di Renzi
Ieri anche nel Pd è stato il giorno delle donne. Nonostante le gabbie di genere imposte dal Rosatellum, in realtà, le elezioni hanno visto al traguardo appena due candidate su otto nuovi parlamentari ferraresi. Si prenotano per un ruolo di protagonista nella resa dei conti post-voto all’interno del Pd, invece, Barbara Paron e Marcella Zappaterra. Paron, sindaco di Vigarano Mainarda, prima dei non eletti alla Camera Ferrara-Modena, è una renziana convinta e accompagna la mossa delle dimissioni dagli organismi dirigenti provinciali con una dura presa di posizione contro i vertici del partito, accusati di non aver sostenuto timidamente e con scarsi risultati le «buone politiche» attivate a Roma e applicate, sia pure a macchia di leopardo, dagli amministratori locali. La consigliera regionale, invece, non si è mai sciolta totalmente nelle correnti nazionali e si fa portavoce di una linea ben diversa: tutti responsabili, da Renzi ai vertici locali, tutti in discussione per «rigenerare» il Pd.
Barbara Paron, dunque, sulle orme del leader renziano ferrarese, Luigi Marattin, che aveva chiesto le dimissioni dei segretari di Paolo Calvano e Luigi Vitellio, ma partendo dai contenuti. «Molti nostri elettori me lo avevano proprio detto, questa volta voto M5s, e quando chiedevo loro perché, la risposta prevalente era: il Pd non rappresenta al meglio la sinistra. Quindi, ed è questa la riflessione che ho condiviso in questi giorni con molti sindaci, dentro e fuori provincia, non siamo stati capaci di veicolare adeguatamente il nostro progetto politico, che non c’è dubbio rappresenti al meglio la sinistra di governo sui temi come lavoro, diritti, inclusione, valorizzazione del territorio» è il punto di partenza del suo ragionamento. Un esempio? I migranti. «Lo scollamento con la classe dirigente del partito è dimostrato dallo scarso sostegno alle politiche di accoglienza: c’è stata ignavia verso le posizioni molto differenziate prese dai sindaci ferraresi, tra chi è stato coerente con l’esigenza di accogliere e integrare, chi traballava e chi addirittura ha preso posizioni opposte» sillaba Paron; trasparente il riferimento ai fatti di Goro e Codigoro, che non hanno prodotto effetti sui sindaci Pd non accoglienti.
Altro esempio, il lavoro: «Nelle fabbriche non ci hanno votato per colpa del Jobs act? È il contrario - sostiene la prima cittadina di Vigarano - abbiamo prodotto più occupazione, anche se in parte precaria, e certe fabbriche dovevano chiudere sono rimaste aperte grazie al lavoro di Calenda. Invece l’idea che è passata è proprio il contrario. E il patto regionale per il lavoro? Il progetto del governatore Bonaccini è vincente, ma nessuno a livello locale lo conosce. Ribadisco, serve una classe dirigente più coraggiosa e adeguata alle necessità, e dovrà essere il congresso a trovarla, subito». In coda un pensiero anche alla Lega, «hanno vinto e dovranno dimostrare cosa sanno fare: ma tanto per cominciare, Naomo Lodi potrebbe mettere sulla maglietta anche il suo certificato penale, come il sindaco Tagliani ha chiesto diverse volte».
L’analisi di Marcella Zappaterra parte da lontano, dalla crisi di tutti partiti europei di sinistra, «possiamo considerare il contesto internazionale come una giustificazione? Assolutamente no! È piuttosto un’aggravante. Non ci siamo resi conto di quello che stava accadendo, degli stati d’animo e delle paure delle persone, dei nostri concittadini». I tre esempi scelti indicano bene la distribuzione delle colpe secondo la consigliera regionale: «Se il Paese è cresciuto in questi anni (e questo sarebbe ingeneroso non riconoscerlo), ma solo una parte minoritaria ne ha beneficiato, non puoi enfatizzare solamente i risultati positivi lasciando intendere che te ne freghi degli altri» (Renzi). «Se le persone hanno paura, in particolare nelle periferie, non puoi rispondere che è solo una percezione» (Tagliani-Vitellio). «Se l’immagine della politica è scesa sotto la suola delle scarpe, non puoi fare le liste (come abbiamo fatto) con candidati paracadutati dall’alto, in alcuni casi discutibili, senza una selezione o un confronto con gli elettori del territorio» (ancora Renzi). Ma in precedenza, sul territorio, «ci siamo fatti scivolare addosso le sconfitte di Cento, Comacchio, Terre del Reno e Tresigallo senza la giusta autocritica» (Vitellio bis).
Trovare una sintesi sarà un’impresa.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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