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Tremila vittime di femminicidio

Femminicidio, femminismi, stereotipi di genere, Convenzione di Istanbul, legge 119 del 2013, sono stati alcuni dei temi al centro dell’incontro tenutosi ieri alla biblioteca Bassani di Barco. Un...

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Femminicidio, femminismi, stereotipi di genere, Convenzione di Istanbul, legge 119 del 2013, sono stati alcuni dei temi al centro dell’incontro tenutosi ieri alla biblioteca Bassani di Barco. Un incontro organizzato non casualmente nel giorno della Festa della donna, ricorrenza nella quale è quanto mai opportuno interrogarsi sulle disparità di genere e sulle discriminazioni che la donna subisce.

Impressionanti i dati snocciolati dalla ricercatrice Eleonora Graziani forniti dal rapporto Eures. Ogni due giorni in Italia viene uccisa una donna, dal 2000 a oggi tremila sono le vittime italiane, e la maggior parte dei delitti avviene al Nord, ed è la Lombardia a detenere il triste primato, seguita da Veneto e Campania. L’Emilia Romagna si colloca al quarto posto. Dal 2000 al 2013 sono state uccise in famiglia il 70% di donne, dalla criminalità il 14,3. Più dell’85% dei delitti commessi verso le donne in Italia sono femminicidi.

«La legge 119 del 2013 (violenza di genere, ndr) è ottima, ma non è possibile, una volta presentata la denuncia, ritirarla e questo ha portato a un calo di denunce, perché le donne subiscono pressioni o dal compagno o dalla sua famiglia».

Monica Borghi, del Centro Donna Giustizia, ha smontato gli stereotipi che vogliono che la violenza sia commessa dai ceti più poveri, o che sia frutto di raptus. «Il 35% delle donne che arriva al Cdg è di qualsiasi ceto, e non ci sono distinzioni legate all’istruzione. Purtroppo la violenza è democratica».

Alessandra Frenza, del Centro Uomini Maltrattanti, riferisce come uno dei termini più usati da chi si rivolge al centro sia “provocazione”, quasi per attribuire una colpa della violenza alla donna. «Lavoriamo per questo molto sulle emozioni e sul senso di responsabilità». Il centro ha avuto, al 31 ottobre 2017, 24 nuovi ingressi, ci sono due gruppi di 10 e 14 uomini. L’età varia dai 28 ai 68 anni e la violenza più agita è quella psicologica (21 casi), a seguire quella fisica (19 casi). Gli utenti sono 16 italiani e 6 stranieri e la violenza è stata assistita dai figli in 12 casi.

Veronica Capucci

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