«Sono paraplegica in una casa umida e senza ascensore»
Il dramma di una insegnante: da 7 anni una vita da inferno L’appello alle istituzioni e la richiesta di un alloggio idoneo
Via degli Ostaggi. Sembra beffardo anche il nome della strada, in questa storia di ordinaria precarietà di cui sono vittime i coniugi De Stefano. La professoressa Olimpia Schioppa ne è consapevole: «Proprio così - dice mentre ci mostra le poche stanze della sua casa - , perché di questa abitazione ormai siamo degli “ostaggi”». Inizia qui, al civico 9, in questo appartamento di edilizia popolare, il dramma di questa famiglia. Un dramma che dura da 7 anni, tanto è il tempo trascorso da quando Olimpia ed il marito hanno messo piede qui dentro. Lei, un passato da insegnante di greco e latino, una donna piena di conoscenze e proprio per questo capace di comprendere lucidamente, fino in fondo, la tragicità della sua attuale condizione. Come se non bastasse, da 5 anni la prof Olimpia soffre di paraplegia (la condizione in cui la parte inferiore del corpo di una persona è affetta da paralisi motoria e/o carenza funzionale, associata a disturbi della sensibilità). Schippa non può praticamente uscire di casa e anche quando lo spirito ed il coraggio la sostengono, un altro ostacolo si frappone tra le ed una vita normale: «La ciliegina su questa amara torta - prosegue la donna - è che questo stabile non dispone di un ascensore. Per me, paraplegica costretta a reggermi in piedi sostenuta da una carrozzina, uscire di casa diventa una operazione biblica, praticamente impossibile». Mentre parla Olimpia ed il marito ci mostrano cosa c’è sui muri: macchie di umidità in procinto di trasformarsi in muffa, e la muffa stessa già cresciuta in altri punti della casa. Non riusciamo più a vivere qui, questo è un inferno e in questo inferno si perde il valore più grande: la dignità che è il bene più prezioso di una persona». Si commuove, Olimpia. Si appoggia alla sua carrozzina, e continua a spiegare come lei ed il marito Vincenzo De Stefano, entrambi originari della provincia di Caserta, trascorrono il loro tempo nella speranza che qualcosa cambi: «Mio marito fa quello che può in cucina - dice ancora la donna - , io non riesco a stare in piedi, e quindi non posso preparare né il pranzo né la cena». Cosa chiede, ed a chi si rivolge? «Alle istituzioni, in primo luogo al Comune di Ferrara che, assieme ad Acer (l’istituto che gestisce le case popolari, ndr), può aiutarci. Una delle cose che mi pesa di più è la mancanza di un ascensore. Mi rivolgo ai servizi sociali perché qualcuno si mette una mano sul cuore e comprenda la drammaticità della nostra condizione».
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