Ancora gli appalti di Cona Processo alle irregolarità
Dopo 3 anni di “oblio”, fissato per fine aprile il procedimento per abusi e frodi I giudici ferraresi cancellarono tutti i reati con una valanga di assoluzioni
Quello che vediamo oggi - il Sant’Anna di Cona - è un ospedale pensato 30 anni fa che tra corsi e ricorsi di progetti e ampliamenti alla fine è costato 305 milioni, nell’arco di quasi 20 anni, nella fase di costruzione e ultimazione. Nel corso dell’ultimo decennio, quando c’era la corsa a finirlo e finalmente ad aprirlo, correggendo errori di progettazione costruzione, capitò di tutto. Su tutto questo carabinieri, finanza e procura hanno indagato oltre 4 anni, poi i giudici del tribunale hanno impiegato altri due anni per processare 11 imputati e alla fine - con una sentenza senza precedenti - hanno cancellato con una valanga di assoluzioni tutte le irregolarità contestate.
Questo accadeva nell’aprile 2015: oggi, dopo 3 anni di limbo giudiziario, il processo sugli appalti e appaltini, varianti e subvarianti, lavori e migliorie all’ospedale di Cona torna davanti ai giudici per il giudizio d’appello. La Corte d’appello di Bologna, terza sezione, ha infatti fissato il processo per il 26 aprile prossimo (eventuale altra udienza il giorno dopo) per rimettere a fuoco i capi di imputazione contestati: abusi, truffe, irregolarità nei lavori e negli appalti. Reati che vennero del tutto smentiti, perchè per i giudici - come del resto sostenuto dalle difese fin dai primi momenti - vi erano solo rilievi amministrativi, contabili. Dal punto di vista penale, invece, la valanga di assoluzioni trascinò via gli oltre 4 anni di inchiesta e tutte le accuse: i giudici alla fine hanno sostenuto che non vi furono irregolarità le varianti nei lavori di costruzione erano vere varianti migliorative e non per favorire la tale impresa o l’altra, non erano insomma artifizi o scuse per gonfiare le spese, e non vi fu nessun lavoro pagato due volte, come invece sosteneva il “teorema Pinelli”, sostenuto dall’allora responsabile amministrativo dell’appalto del polo ospedaliero di Cona, Marino Pinelli, per paradosso unico condannato in abbreviato, prima del processo. Secondo i giudici non vi nessuno spreco di soldi pubblici, nessun ingiusto profitto ai privati. Questo dicono gli atti giudiziari, così come sul calcestruzzo sono stati esclusi tutti i dubbi che avevano portato a parlare di cemento depotenziato, confermando invece che i materiali usati garantivano la “durabilità” di legge. Tra la valanga di assoluzioni, un’unica condanna, slegata agli appalti: 6 mesi ad Andrea Benedetti per abuso perchè controllore (collaudatore dei lavori) e controllato (progettista Cmr, azienda che lavorava negli appalti). (d.p.)
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