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Case sfitte esentate da un pezzo di Tari Bollette, 4 all’anno

Case sfitte esentate da un pezzo di Tari Bollette, 4 all’anno

Ecco le novità nel Regolamento approvato ieri sera Accolte anche proposte M5s. L’opposizione contesta i dati 

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La rivoluzione delle calotte è nero su bianco nel Regolamento rifiuti, approvato ieri dal Consiglio comunale con 29 sì e 11 no, senza sorprese. La novità di giornata è l’esenzione dalla sola quota variabile, che vale il 27%, degli appartamenti sfitti, senza allacciamenti individuali ma arredati, grazie a un emendamento di Dario Maresca (Pd), che ha lasciato insoddisfatti Claudio Fochi (M5s) e Vittorio Anselmi (FI). Confermate le modifiche già annunciate dalla giunta. Le agevolazioni pannoloni sono estese a utenze non domestiche come asili nido, micronidi, case di cura e case famiglia, «in altre città con calotte non sono previste» ha detto l’assessore Caterina Ferri, che ha pure rivelato come il Comune di Macerata, oggi porta a porta, sia venuto a studiare il sistema calotte. Ai locali con nursery viene riconosciuta una franchigia di 600 litri. Vengono introdotti gli indennizzi, di 25 euro, a carico di Hera per inadempienze: entro 50 giorni vanno rettificate le fatturazioni sbagliate, entro 30 vanno date risposte. Assorbita la Carta dei servizi Atersir. È rinviata all’osservatorio rifiuti, invece, la bollettazione in prima battuta solo per la quota fissa con la variabile a conguaglio, per le attività produttive. Sì infine all’aumento della quota variabile dal 7,5 al 30% per gli agriturismi del forese che già fanno compostaggio individuale; all’inserimento in fattura dei soli conferimenti già conteggiati, in caso di black out; ai pagamenti anche per i proprietari di appartamenti con affitti temporanei. Basterà poi una semplice nota di Asl, Comune, Inps e anche S.Anna, per stabilire il diritto ai bonus pannoloni. Per effetto dell’approvazione degli emendamenti Pd, diventano parte del regolamento anche l’agevolazione in automatico per i pannolini (Maresca-Cristofori); la fatturazione almeno in 4 emissioni all’anno e non in 2 (Turri-Talmelli); un sistema di controllo dei conferimenti a portata di utente (Turri-Talmelli). A quest’ultimo proposito Ferri ha accennato all’app My Hera, in arrivo nei prossimi mesi, «già oggi si possono leggere i conferimenti in bolletta o chiederli al call center»; peccato, ha riportato Francesco Rendine (Gol), che una signora del Barco abbia cercato per tre giorni di fila di prendere la linea, senza riuscirci. Sì anche a due emendamenti M5s, che introducono il rilascio di una ricevuta o sms per ogni conferimento e il controllo dati del sistema in capo al Comune e non al gestore. Approvate pure le risoluzione di Davide Bertolasi (Pd) su incentivi per lettiere e pannoloni ecologici.

Molto diversificato il comportamento delle opposizioni. Il M5s ha scelto di entrare nel merito del regolamento, presentando ben 34 emendamenti e 1 risoluzione, sempre per bocca di Ilaria Morghen. Tra gli altri argomenti, si chiedevano il calcolo della tariffa sulle persone realmente domiciliate; l’esonero per l’utenza dei costi derivati dall’eventuale mancato ammodernamento tecnologico da parte di Hera; tener conto in tariffa dei risparmi gestionali; cassonetti dedicati a pannolini, presidi medici e deiezioni nelle isole ecologiche; ammissione all’Osservatorio rifiuti anche di associazioni e delegati dei consiglieri; tariffa azzerata se c’è riciclo automatico di tutto il rifiuto prodotto, e niente sanzioni per chi non ritira la Carta smeraldo perché appunto vuole puntare all’obiettivo di «rifiuti zero». «Molti emendamenti Mps sono accoglibili nella loro ratio - le ha risposto Ferri - ma non sono inseribili nel Regolamento». C’è stato in effetti un accordo per trasformarne alcuni in una risoluzione, cioè in un indirizzo politico, per premi a chi conferisce direttamente bottiglie di plastica, vetro ecc. Anche Alberto Bova (Fc) ha apprezzato alcuni emendamenti M5s, pur considerando inutili, ad esempio, gli attuali sgravi per il conferimento della plastica, «sono 0,001 cento a bottiglia».

Dagli altri gruppi di opposizione, invece, solo una valanga di critiche. Rendine (Gol) si è detto «d’accordo con il Comitato Mi Rifiuto (accusato da Patrizia Bianchini, Pd, e difeso da Anselmi, ndr): questo regolamento è da calottare, gli escrementi raccolti in una torta non li mando giù. Cosa c’è di vero in questi dati eccezionali della differenziata? Vedo tanta altra roba nei cassonetti di plastica, carta e sfalci. Qual è il costo della separazione post-raccolta?». Rendine ha poi preannunciato un referendum anti-calotte. «Sottoscrivo tutto quanto ha detto il consigliere di Gol - si è accodato Giovanni Cavicchi (Lega) - questo è un sistema imposto». Vede «solo un gran disordine in giro» Paola Peruffo (FI), che ha espresso grossi dubbi sulla qualità della differenziata, come pure Anselmi, «tra l’altro questa tecnologia è già vecchia». Alessandro Balboni (Fdi) avrebbe preferito il porta a porta, «avete pensato ai tanti studenti fuori sede? È stato un calvario spiegare loro questo sistema - ha detto - Hera poi ha concentrato le calotte malfunzionanti in zona Gad».

Stefano Ciervo

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