«Reddito di solidarietà a troppi stranieri»
CENTO. «A Cento il 46,02% dei fondi regionali stanziati per il reddito di solidarietà è stato erogato a favore di nuclei familiari stranieri, che nella nostra città rappresentano l’11,1% dei...
CENTO. «A Cento il 46,02% dei fondi regionali stanziati per il reddito di solidarietà è stato erogato a favore di nuclei familiari stranieri, che nella nostra città rappresentano l’11,1% dei residenti».
Va all’attacco dell’amministrazione regionale di centrosinistra, e in particolare del Pd, il consigliere della Lega, Marco Pettazzoni dopo aver ricevuto dalla giunta dell’Emilia Romagna i dati richiesti sul reddito di solidarietà, «nato con l'intento di rappresentare un contributo economico per persone e famiglie in gravi difficoltà economiche, a partire dagli anziani, e che, invece, si è rivelato l'ennesima mancia a vantaggio degli stranieri».
Per il consigliere leghista la distribuzione dei fondi stanziati dalla Regione per il Reddito di solidarietà vede in Emilia Romagna «primi gli stranieri» visto che, incalza Pettazzoni a livello regionale «gli importi stanziati nel primo bimestre dell'anno, non lasciano dubbi: il 33,6% delle richieste di contributo è arrivato da nuclei famigliari (per lo più numerosi, dai 3 componenti in su) stranieri, ai quali è stato erogato ben il 44,75% dei fondi». In totale nel bimestre «1milione e 340mila e 160 euro: di questi ben 599mila 683 euro sono finiti nelle tasche degli stranieri che nella nostra Regione sono l'11,9% del totale dei residenti.
Il reddito di solidarietà, spiega il consigliere regionale della Lega viene erogato «nel seguente modo: ai nuclei unipersonali spettano 80 euro al mese, alle famiglie composte da due persone 160 euro al mese, a quelle con tre persone 240 euro, a quelle con 4 persone 320 euro e ai nuclei formati da più di 5 persone vanno invece 400 euro al mese. Una ripartizione che, ovviamente, premia i nuclei più numerosi e proprio per questo la bilancia delle erogazioni è sbilanciata a favore dei cittadini stranieri, che solitamente hanno famiglie più numerose di quelle italiane», mentre alla «nostra gente - rileva Pettazzoni - non restano che gli spiccioli».
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