La Nuova Ferrara

Ferrara

«L’ecografia alla tiroide andava fatta dopo 2 anni»

L’azienda ospedaliera replica alla segnalazione di Ferrante (comitato civico): «L’esame specialistico era stato prescritto dal medico con quella scadenza»

2 MINUTI DI LETTURA





I due anni di attesa per un’ecografia alla tiroide, caso sollevato alcuni giorni fa da Aldo Ferrante a nome del Comitato Vittime della Pubblica Amministrazione, sono stati richiesti dallo stesso medico ospedaliero che ha visitato la paziente e non sono il risultato di una carenza del servizio. Lo spiega l’azienda ospedaliera Sant’Anna rispondendo alle dichiarazioni dello stesso Ferrante che aveva accompagnato una paziente in ambulatorio, al Sant’Anna, e aveva poi segnalato la vicenda alla “Nuova Ferrara”. «I due anni di intervallo per eseguire un’ecografia di controllo sono esattamente quelli indicati dalla stessa prescrizione medica effettuata dallo specialista, il quale si è basato proprio sugli esiti dell’ecografia fatta (alla paziente, ndr) l’8 marzo (ossia il giorno prima della visita). La prassi indica che in casi simili l’ecografia tiroidea successiva è da eseguire entro 5 anni: per scrupolo il medico ha ridotto il tempo a 2», scrive la direzione generale dell’ospedale.

Non si trattava quindi di un disguido o di un cattivo funzionamento del servizio, replica l’azienda sanitaria, ma di un periodo di tempo utile per consentire alla diagnostica di poter rilevare eventuali modificazioni significative nella condizione della ghiandola. Ferrante aveva lamentato anche la lunga attesa delle pazienti nel reparto di Endocrinologia (ne aveva accompagnate due) rispetto all’ora fissata per l’appuntamento.

«Nessun reclamo è stato espresso direttamente al personale presente, nè è stata fatta segnalazione all’ufficio competente (Urp) – ribatte il Sant’Anna – Inoltre poco prima dell’arrivo della signora il medico ha ricevuto una richiesta per una consulenza urgente e per questo motivo ha dovuto assentarsi e ritardare l’appuntamento. Va chiarito che le visite, pur avendo un tempo standard per l’esecuzione, a volte possono prolungarsi a seguito delle esigenze dei singoli pazienti. Può pertanto accadere che si possa attendere oltre l’orario dell’appuntamento fissato, in quanto l’obiettivo non è prettamente legato al rispetto delle tempistiche, ma soprattutto alla qualità della prestazione medica e alla corretta presa in carico dei pazienti».

La conclusione del Sant’Anna è che «la vicenda non ha nulla a che vedere con i tempi di attesa, bensì con un controllo pianificato sulla base degli esiti di esami precedenti e rispetta perfettamente l’intervallo di tempo che normalmente deve intercorrere tra una visita di controllo di questo tipo e l’altra. In casi come questo – conclude l’azienda ospedaliera – fare riferimento al flusso verso altri luoghi di cura è decisamente fuori luogo».

Ferrante, in una breve nota, spiega che le difficoltà di comunicazione con l’azienda sanitaria possono aver creato «incomprensioni» e aggiunge che lo scopo della segnalazione non era mettere «in discussione la professionalità degli operatori e la qualità del servizio erogato. Contestiamo però la tempistica dell’erogazione della prestazione (il lungo tempo trascorso in sala d’attesa, ndr)».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google