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Pd, Vitellio resta via i fedelissimi

Pd, Vitellio resta via i fedelissimi

Sì alla segreteria azzerata. Zappaterra critica

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Oltre cinque ore di discussione, fino alle 2.45, interventi “pesanti” come quelli di un ministro e un neoparlamentare, oltre che di quasi tutti i segretari di sezione, qualche autocritica e diverse stilettate incrociate, hanno produrre almeno un segnale di discontinuità. La Direzione provinciale Pd, convocata per discutere della disfatta del 4 marzo, nazionale e soprattutto locale, ha partorito l’azzeramento sostanziale della segreteria, cioè la squadra di lavoro di Luigi Vitellio, che ha preso l’impegno di circondarsi di esponenti di tutte le anime del partito, cioè i sindaci della minoranza congressuale e gli ex alleati renziani. Vitellio resta quindi segretario, pur avendo messo in apertura di seduta il suo incarico a disposizione del Direttivo: dovrà effettuare questa operazione, ben più di un rimpasto anche se non è esclusa la conferma di qualche fedelissimo, entro l’assemblea nazionale di metà aprile, e intanto ha lanciato una campagna di assemblee di sezione “aperte”.

La sostanziale unità raggiunta dal partito contiene qualche elemento, non tutti, di condivisione dei motivi della sconfitta elettorale, visto che la base e gli oppositori della segreteria sembrano più diretti nell’attribuire gran parte delle colpe alla gestione della questione-immigrati e alle risposte deboli all’aggressività della Lega; accordo anche sul metodo per superare queste settimane post-choc, favorito dai messaggi giunti dal nazionale e veicolati da Dario Franceschini e Piero Fassino. Il vero scontro è spostato sulla prospettiva 2019, come cioè ribaltare il trend negativo in vista delle elezioni Comunali: alleanze, temi forti e primarie, come si è capito dalle reazioni all’intervista del sindaco Tiziano Tagliani alla Nuova. Il sindaco, entrambi i candidati “caldi” alla sua successione, cioè Aldo Modonesi e Massimo Maisto, hanno peraltro assistito senza prendere la parola, è invece intervenuto, tra gli altri, Dario Maresca.

Vitellio ha aperto riconoscendo la gravità della sconfitta e l’esigenza di uno «stimolo positivo», individuato appunto nella messa a disposizione dell’incarico (già si sapeva che i renziani a partire da Luigi Marattin non avrebbero ribadito la richiesta di dimissioni avanzate sui giornali) e appunto una gestione collegiale del partito attraverso un ribaltone di segreteria. Proposta accolta anche senza una votazione finale, rafforzata dalle aperture espresse da Franceschini e Fassino («sono a disposizione del territorio» ha detto l’ex sindaco di Torino eletto nel proporzionale) e nel solco della linea del segretario regionale. Paolo Calvano, che dovrà affrontare a sua volta una delicata Direzione, ha esplicitato proprio al Barco la proposta per tenere assieme il partito: tenere tutti i congressi regionali entro l’autunno, anche quelli di regioni non in scadenza come appunto l’Emilia Romagna. Dell’altro consigliere regionale, Marcella Zappaterra, uno degli interventi più attesi: giusto mettersi in discussione e avviare la gestione collegiale, accusare chi ha mosso critiche di voler solo cambiare gli equilibri interni (l’intervista di Tagliani) «non è stato un bel modo di cominciare»; e riserve pure sulle primarie di coalizione.

In segreteria provinciale potrebbero entrare i sindaci del territorio, come Andrea Marchi, Nicola Minarelli e Nicola Rossi, qualche renziano (Barbara Paron, Eric Zaghini), che avevano già attaccato il segretario per le candidature; forse lo stesso Maresca.

Stefano Ciervo

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