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I produttori di pomodoro «Un premio alla qualità»

I produttori di pomodoro «Un premio alla qualità»

Confagricoltura Ferrara torna a commentare la crisi del comparto del pomodoro, dopo avere già sottolineato come l’accordo quadro per la coltivazione del pomodoro da industria del Nord sottoscritto lo...

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Confagricoltura Ferrara torna a commentare la crisi del comparto del pomodoro, dopo avere già sottolineato come l’accordo quadro per la coltivazione del pomodoro da industria del Nord sottoscritto lo scorso 9 febbraio, non riservasse particolari opportunità di guadagno per i produttori, con un prezzo di riferimento fissato a 79,75 euro a tonnellata, sufficiente appena a coprire i costi di produzione.

«È indubbio che nell’accordo quadro per il 2018 vi sono alcune criticità - afferma il vice presidente di Confagricoltura Ferrara Gianluca Vertuani - legate soprattutto alla insufficiente remunerazione del prodotto, ma anche alla mancanza di una vera e propria programmazione delle superfici da investire a pomodoro. In relazione a quest’ultimo punto, è prevista per quest’anno una riduzione delle superfici investite a pomodoro nelle province di Ferrara e Parma, peraltro compensate dalle intenzioni di semina delle altre province produttrici ed in particolare di Piacenza. Per rilanciare la coltivazione del pomodoro da industria, occorre assicurare una più equa e stabile remunerazione alla parte agricola, anche favorendo lo sviluppo di contratti di filiera che fissino sia i necessari standard qualitativi, sia prezzi più equi. Occorre inoltre salvaguardare la tutela del prodotto italiano dal campo alla trasformazione fino al mercato finale - conclude Vertuani - anche indicando sugli imballaggi e sulle etichette informazioni utili ai consumatori, in particolare circa l’origine del prodotto al fine di renderne facilmente riconoscibile la provenienza ai consumatori, ed utilizzando, sugli scaffali dei negozi e supermercati, cartelli dedicati a campagne informative sui prodotti di origine italiana».

«La filiera del pomodoro da industria in Italia ha affrontato negli ultimi anni sfide importanti per innovare una tradizione consolidata».

Lo afferma il Presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, che prosegue «A questo proposito, il Ministero dell’Agricoltura ritiene urgente un salto di qualità ulteriore sui temi della trasparenza, legalità e tracciabilità e pare orientato ad incentivare l’adesione delle aziende alla “rete del lavoro di qualità”. Se da un lato si ritiene assolutamente condivisibile la necessità di contrastare il lavoro nero ed ogni forma di sfruttamento in tutti i segmenti della filiera, fenomeni che sono stati rilevati in alcune aree del sud proprio nella coltivazione del pomodoro, dall’altro si ritiene tale strumento assolutamente inefficace. Non è iscrivendo un’azienda alla “rete del lavoro di qualità” che si salvaguarda, promuove e rende centrale il rispetto dei lavoratori e del loro lavoro; si tratta, molto semplicemente, di un ulteriore aggravio burocratico, che rischia di compromettere proprio le aziende più virtuose, che potrebbero vedersi respinta l’iscrizione (dovendone poi sopportare le conseguenze) per avere commesso inadempimenti di tipo formale, o per avere effettuato il pagamento di un contributo con alcuni giorni di ritardo. Sebbene corretta nella sua finalità, questa soluzione potrebbe avere, nella sua declinazione, impatti imprevedibili e comunque fortemente penalizzanti per le aziende e per i loro dipendenti. Sarebbe senz’altro più vantaggioso sostenere percorsi di valorizzazione del lavoro agricolo di qualità».



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