«Ripresina nelle costruzioni dopo anni di grande crisi»
Continua la salita per le costruzioni. Il settore tira debolmente, se non altro per le piccole e piccolissime imprese: un terzo trimestre 2017 in lieve ripresa non basta a compensare il terreno...
Continua la salita per le costruzioni. Il settore tira debolmente, se non altro per le piccole e piccolissime imprese: un terzo trimestre 2017 in lieve ripresa non basta a compensare il terreno perduto in questi anni, in presenza di una domanda tuttora scarsa. Un totale di 4.611 imprese delle costruzioni al 30 ottobre dell’anno scorso, 842 delle quali con dipendenti, iscritte alla Cassa edile, che però una decina di anni fa, ammontavano a 1.082: vale a dire una diminuzione di 240 aziende pari al 22,2%. Se poi paragoniamo gli occupati degli anni 2005 - 2006 (sempre dati Cassa edile), 5.625 in totale, la contrazione è a fine settembre 2017 del 30,84%: 3.890 dipendenti pari a un calo di 1.735 unità, nel giro di poco più di un decennio.
L’andamento negativo del settore non è una novità, ma, di qui in avanti, per le piccole imprese della nostra provincia, potrebbe anche essere peggio. Se non cambiano alcune condizioni. Una di queste, sostiene Riccardo Roccati, presidente di Cna Costruzioni, è il Codice appalti. «Nato con l’esplicita intenzione di rendere più favorevole il mercato per le piccole e medie imprese – spiega - di fatto, a due anni dalla sua entrata in vigore e dopo l’introduzione delle linee guida e dei correttivi emanati dall’Anac, è divenuto un sistema di regole che toglie sempre più mercato alle piccole imprese. Un esempio. Dopo i correttivi emanati un anno fa, l’azienda che partecipa ad un appalto e non lo vince direttamente non avrà più neanche la possibilità di eseguire una parte di lavoro in subappalto. Difatti, se vuoi avere qualche possibilità in più di lavorare, è meglio che stai a casa e non partecipi proprio alla gara. Stiamo parlando di un mercato che, nel corso degli ultimi 40 anni, ha rappresentato una mole considerevole dell’attività delle piccole imprese, permettendo loro di crescere e di creare lavoro e ricchezza per tutto il Paese».
Già la realtà di partenza per le pmi della nostra provincia, sul fronte degli appalti, non era molto incoraggiante. Secondo dati della Regione riferiti al 2016, la percentuale di affidamenti a imprese ferraresi sul totale è appena del 35,3% (di gran lunga la quota più bassa tra le diverse province dell’Emilia Romagna), ma la ripartizione del valore complessivo degli affidamenti alle aziende locali è anche più basso: il 19,7%.
Allora cosa fare? «Innanzitutto occorrono nuove politiche nazionali - sottolinea Roccati - come sollecita il Manifesto di Cna Costruzioni rivolto a politica e istituzioni: modifica del Codice degli appalti e avvio di un vero rilancio del settore costruzioni, vero motore di sviluppo dell’economia del Paese basato sulle esigenze reali di un patrimonio non solo edilizio, ma della messa in sicurezza di tutto il nostro territorio nazionale. Abbiamo bisogno di politiche per il nostro settore più lungimiranti, anche perché i tempi sono maturi. Oggi, infatti, ci troviamo di fronte ad una nuova sensibilità e consapevolezza del consumatore nei confronti di temi come il rispetto ambientale e l’efficienza energetica. Sta cambiando lo stesso concetto di abitazione, considerata sempre più come elemento dinamico, integrante con il territorio, complessivamente intesa in tutti i suoi fattori: di sicurezza, comfort, consumo energetico, impatto con l’ambiente».
«Ancora una volta - conclude - le imprese sanno guardare avanti, pronte ad affrontare questa nuove esigenze».
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