Allargarla o toglierla Il caso passerella divide i comacchiesi
«Nel quartiere del Carmine è presente da tanti anni e utile» In diversi casi mancati i permessi. Fabbri: faremo verifiche
COMACCHIO. «Questa passerella è stata posizionata qui dal Comune più di 30 anni fa - ci spiega Lucia Beltrami, residente del quartiere del Carmine -; era stata costruita come paratìa, per bloccare il passaggio delle sportine di chi un tempo lanciava i rifiuti nel canale. Poi è stata trasformata in passerella e messa qui al servizio dei residenti, i quali altrimenti dovrebbero percorrere a piedi un tragitto molto lungo in centro storico».
Insomma, ecco fare un po’ chiarezza sul caso della passerella, sulla quale il sindaco Marco Fabbri non intende rilasciare commenti, limitandosi a dire: «Dobbiamo fare delle verifiche, se ci verrà dato che quella passerella non può stare lì la toglieremo, ma dacché io ricordi c’è sempre stata. Non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione, si trova in una zona periferica e non mi pare dia fastidio, discorso diverso quello di allargarla...».
Sembra che la storia della passerella “spuntata” tra via Gramsci e via Carducci, sia ben definita e, seppure in epoca remota, abbia ottenuto l’avvallo dell’Ufficio tecnico del Comune. Ma per i disabili il problema delle barriere architettoniche naturali permane. La passerella presenta uno zoccolo che rende pressoché impossibile l’accesso a carrozzine e passeggini. «Ho contattato la Polizia municipale di Venezia - interviene Luigi Fantinuoli - e mi è stato riferito che ai disabili viene consegnata una chiave con un percorso per utilizzare le piattaforme con elevatore lungo i ponti del centro storico. La chiave poi va restituita al termine della visita». E Michele Cavallari, altro residente, fa notare «che questa passerella è utile non solo a noi residenti. Qui passano anche i turisti, per fotografare la zona, diversamente non raggiungibile. Ogni anno, in primavera devo sostituire dei chiodi, ma c’è bisogno di manutenzione. È un passaggio pedonale che serve a tutti e deve rimanere». Tiziana Gelli, presidente del Tribunale dei diritti del malato, aggiunge che «ci sono passerelle autorizzate, come quella dell’ambulatorio medico ed altre che, invece, non sono mai state realizzate, perché i privati non hanno ottenuto l'autorizzazione necessaria».
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