La Nuova Ferrara

Ferrara

«Lotta al bracconaggio La resa delle istituzioni»

«Lotta al bracconaggio La resa delle istituzioni»

Morghen (M5s): Provincia e Regione responsabili delle scorrerie dei predoni Invece di imporre divieti a guardie e pescatori occorre intervenire con efficacia

3 MINUTI DI LETTURA





Il comandante della polizia provinciale, Claudio Castagnoli, chiede alle associazioni civiche di pescatori di astenersi dalle ronde notturne contro la pesca di frodo.

Troppo rischiose per chi non fa parte delle forze dell'ordine, ha dichiarato Castagnoli, che però ha ammesso le difficoltà della polizia provinciale a eseguire controlli quotidiani sulle sponde dei canali per carenza di risorse.

Il M5s non ci sta e accusa le istituzioni di resa di fronte al fenomeno.

«È inaccettabile dover leggere continuamente di costanti episodi di bracconaggio, minacce e violenze nei territori del Parco del Delta del Po. Ancor più inaccettabile è riscontrare la resa evidente delle amministrazioni, che mai hanno affrontato concretamente il dramma del bracconaggio ittico - scrive la consigliera comunale Ilaria Morghen - Mai la Provincia nella persona del presidente Tagliani, e mai la Regione, nonostante il portavoce Calvano sia natio del territorio di Ostellato, hanno messo a disposizione i dovuti strumenti e le risorse necessarie per fronteggiare i clan mafiosi che dall’Est Europa si sono trasferiti dal Danubio al Po».

Le forze dell’ordine preposte ai controlli ambientali non hanno organico e fondi sufficienti ad assicurare i minimi controlli sul territorio, sottolinea Morghen, e «il Pd, che ha governato in Emilia, ha risposto solamente con blande leggi e proclami di scarso rilievo contro chi fa della distruzione delle acque il proprio business, trasformando il territorio del Delta del Po nella terra di nessuno, dove l’illegalità regna sovrana e i delinquenti controllano il territorio impedendo a pescatori e turisti di praticare la propria passione o il proprio hobby liberamente».

Già nel settembre 2016, ricorda la consigliera, «proposi di applicare la normativa antimafia contro i pescatori di frodo, così come avviene in Romania, in tal modo tutti i beni sequestrati ai gruppi criminali verrebbero gestiti dalle amministrazioni locali o trasferiti alle guardie ecologiche volontarie entro 72 ore dal loro sequestro. La giunta ferrarese non si pronunciò nemmeno, nonostante la comunità di pescatori già da alcuni anni levava le proprie rimostranze e denunce».

Anche il deputato pentastellato Vittorio Ferraresi, «sempre nel 2016 alla Camera, sostenne le proposte del M5S per l’inasprimento della normativa nazionale - ricorda Ilaria Morghen - nello specifico richiedendo una pena alla detenzione obbligatoria per il reato di bracconaggio e di durata superiore a 3 anni, elevandolo da mero reato contravvenzionale a delitto, e anche in quell’occasione la maggioranza Pd scelse di tutelare i delinquenti seguendo la via della depenalizzazione».

Per questo continua la consigliera, «ora appare assurdo che le istituzioni facciano marcia indietro chiedendo addirittura ai pescatori di non andare a pescare di notte nelle zone rosse. Pare che l’illegalità sia così diffusa da essere arrivati a imporre il coprifuoco. È una dichiarazione di resa inaccettabile».

Al posto dei divieti, conclude la consigliera dei Cinque Stelle «chi amministra dovrebbe prendere in carico le richieste dei cittadini, dovrebbe fornire i mezzi adeguati alle forze dell’ordine per intervenire efficacemente, e se non è in grado di farlo, o se è disinteressato anche solo a rispondere alle legittime rimostranze, la responsabilità politica dovrebbe fare il resto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google