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Emotrasfusione infetta: indennizzo a vita

Emotrasfusione infetta: indennizzo a vita

L'Asl verserà gli assegni per l'infermità contratta per una sacca non controllata: dopo il contagio una lunga sequenza di istanze e ricorsi fino al riconoscimento

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FERRARA. Una trasfusione infetta e la sua vita è cambiata per sempre. Poi la lunga trafila, avviata nello scorso decennio, per vedersi riconoscere l’indennizzo da parte dello Stato che verserà al paziente un assegno mensile per tutta la vita. È una storia ferrarese tra le migliaia che in Italia, negli ultimi 20-30 anni, hanno marcato l’evoluzione di una tragedia sanitaria che ha coinvolto nel ruolo di vittime circa 120mila persone, oltre 4mila delle quali decedute.

Utenti del servizio sanitario che hanno contratto tra il 1970 e il 1990 malattie gravissime come epatite B e C o sono diventati sieropositivi al virus Hiv fino ad ammalarsi di Aids. L’agente infettivo lo hanno assunto da una sacca di sangue, quando la trasfusione comportava ancora rischi importanti per il paziente a causa dell’assenza o insufficienza dei controlli sanitari (il Centro nazionale sangue ha dichiarato che da oltre dieci anni non sono state segnalate infezioni da Hiv o epatite a seguito di trasfusioni). Diverse centinaia di persone che hanno subito un danno biologico da trasfusione infetta vivono nella provincia di Ferrara. Molte hanno chiesto l’indennizzo allo Stato, altre hanno affiancato a questa istanza quella del risarcimento.

L’Asl, nel gennaio scorso, ha affrontato proprio uno di questi casi e ripercorrerne le tappe può essere utile per capire quanto può risultare faticoso, anche di fronte a un fatto accertato, ottenere il riconoscimento di un diritto. Il paziente si è ammalato diversi anni fa proprio a causa di un’emotrasfusione e nel giugno 2006 ha chiesto l’indennizzo previsto dalla legge 210/92. La domanda è stata esaminata e valutata da una Commissione medica ospedaliera nel giugno del 2008 che l’ha respinta per «intempestività» pur riconoscendo il «nesso causale» tra la trasfusione e l’infermità contratta, classificata in base ad una delle otto categorie in cui viene suddiviso il danno biologico secondo un decreto del 1981.

Dopo un paio di ricorsi amministrativi il Tar dell’Emilia Romagna, con sentenza 335/2017, ha disposto il versamento dell’indennizzo per il periodo compreso tra l’1 luglio 2006 e il 30 giugno 2017. Un atto dell’Asl di Ferrara del 3 gennaio scorso ha riconosciuto l’indennizzo e l’indennità integrativa speciale, con rivalutazione prevista per entrambi gli importi (800 euro mensili). Il paziente percepirà circa 14.500 euro per l’anno e mezzo compreso tra luglio 2017 e dicembre 2018. Le successive annualità saranno da «corrispondere a vita».

Gioele Caccia

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