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I ferraresi in Parlamento con una valigia di curiosità

di Marcello Pulidori
I ferraresi in Parlamento con una valigia di curiosità

Il veterano Balboni (Fdi) cerca casa, mentre il “romano” Marattin (Pd) ce l’ha già L’attesa del telegramma prefettizio. Venerdì la prima seduta di Camera e Senato

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Mentre la composizione del Governo sembra sempre più in alto mare, sono giorni di fibrillazione e nuove emozioni per il “plotone” dei ferraresi eletti al Parlamento. Sei siederanno alla Camera dei deputati (Emanuele Cestari, Lega; Vittorio Ferraresi, M5S; Dario Franceschini, Pd; Luigi Marattin, Pd; Vittorio Sgarbi, Fi; Maura Tomasi, Lega), 2 a Palazzo Madana storica sede del Senato: si tratta di Alberto Balboni di Fdi (per lui quarta legislatura, la prima nel 2001, un veterano in fatto di presenze senatoriali a dispetto dei suoi 59 anni) e Paola Boldrini per il Pd. In attesa del sospirato telegramma del prefetto di Ferrara (da presentare come documento formale all’arrivo in Parlamento), per i “nostri”, mentre si avvicinano i giorni per l’insediamento (che dovrebbe avvenire venerdì con la prima seduta pubblica di Camera e Senato), sono anche ore piene di affari “minori” da sbrigare: trovare casa, vedersi assegnato l’ufficio e registrarsi per gli atti amministrativi di rito. Quali sono? Innanzitutto l'identificazione, con la presentazione di un documento valido e del codice fiscale, e con lo scatto della foto da inserire nella 'Navicella', il famoso facciario parlamentare strumento, che per i lunghi anni dell'era del cartaceo, è stato indispensabile per prendere confidenza coi nuovi arrivati, prima di essere soppiantato dalle schede dei parlamentari sul sito web della Camera e del Senato.

Balboni, si diceva. Alcune delle curiosità più gustose riguardano proprio l’ormai esperto senatore di Fratelli d’Italia. «Credo che uno dei primissimi impegni - ci ha detto ieri raggiunto al telefono - sia quello di trovare casa. Nel 2001, quando venni eletto a Palazzo Madama per la prima volta, trovai un appartamento in affitto (1.800 euro al mese, ndr) che però ho dovuto lasciare al termine del mandato. Per un po’ starò in albergo, poi mi guarderò attorno per cercare una casa».

«Serenità e voglia di imparare», sono le parole d’ordine del leghista Cestari che, da assessore comunale a Bondeno (carica che peraltro tuttora ricopre) si è ritrovato a Montecitorio. Chi non ha (e non è poco) il problema della casa è, invece, Luigi Marattin, neo deputato, al debutto assoluto: «Vivo da 3 anni e mezzo a Roma, appartamento zona Campo dei Fiori», ha precisato l’esponente del Pd, consulente economico di Palazzo Chigi prima con Renzi premier, poi con (l’attuale) Gentiloni.

Un ritorno, alla vigilia non scontato, è quello di Vittorio Sgarbi, da sempre vicinissimo a Silvio Berlusconi, più volte eletto alla Camera, sottosegretario ai beni culturali dall’11 giugno 2001 al 25 giugno 2002, quando l’aspra contrapposizione con l’allora ministro Urbani gli costò il ritiro delle deleghe.

Di certo quello del nuovo Parlamento, fino alla costituzione del Governo, sarà un lavoro a scartamento ridotto (basti pensare che le commissioni parlamentari necessitano, nei provvedimenti, del parere del Governo). Tutto fino al via ufficiale alla legislatura numero 28. Che si annuncia come una delle più travagliate. Almeno a giudicare dalle premesse elettorali.

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