«Debito pubblico, non un cappio»
Portomaggiore, al ridotto del teatro Concordia lezione dell’economista Bertoni
PORTOMAGGIORE. Il ridotto del Concordia si è riempito di cittadini per ascoltare Claudio Bertoni in una lezione-conferenza sul tema “L'altra faccia della moneta”. La “Conversazione civile”, così il titolo dell'incontro organizzato dal portuense Lorenzo Toselli, è durata oltre quattro ore e ha immerso i presenti in una realtà parallela a quella narrata quotidianamente da giornali e tv. Claudio Bertoni fa parte del Gecofe (Gruppo economia ferrarese) nato nel 2012 con incontri settimanali di cittadini interessati e desiderosi di capire meglio l'economia e i discorsi sul tema fatti dai media. Da allora, in varie parti d'Italia, si sono tenuti più di 400 incontri pubblici con circa 10mila presenze, per proporre una lettura alternativa ai temi economici. I media, del resto, ci martellano con molti chiodi e uno dei più usati è il debito pubblico. Ma secondo il parere di Bertoni, componente del Tavolo nazionale di lavoro sull’economia solidale, le cose non stanno così. Del tutto in antitesi alla vulgata ufficiale, il gruppo afferma che il debito pubblico è e può essere una risorsa, una ricchezza e non un cappio. Propone una reddito di esistenza per sostenere l'economia nazionale. Ha sostenuto che bisogna de-cinesizzare Italia ed Europa rispetto al costo del lavoro e non solo.
A seguire critiche serrate al neoliberismo e alla “troika” (Fmi, Bce, Commissione Europea) con “un’altra” narrazione secondo la quale la Bce crea gli euro secondo i suoi parametri e li passa alle banche private a un tasso unico di scambio dello 0,5%. Queste banche poi, girano quegli euro agli Stati ma a tasso variabile, stabilito dal mercato finanziario lucrando sugli interessi. In ogni Stato nasce il suo debito pubblico, che è regolato dalle norme del Trattato di Lisbona le quali sono un'autentica frode.
Interessante la ricostruzione di quanto occorso il Italia nel 1981 ad opera di Ciampi (governatore Bankitalia) e Andreatta (ministro del tesoro). Questi titoli, per anni “premio” al risparmio delle famiglie, diventano ora “profitto” per le multinazionali finanziarie che girano poi i loro guadagni a famiglie ed imprese a tassi da strozzinaggio con i “derivati”. (ma.be.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
