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vertenza sindacale

I dipendenti: «Al Mef dirigente severa, vogliamo andare via da quell'Ufficio»

I dipendenti: «Al Mef dirigente severa, vogliamo andare via da quell'Ufficio»

Oltre metà del personale della Ragioneria Territoriale ha fatto richiesta di trasferimento. Ma lei, Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica, ribatte: la mia è una gestione che dà risultati

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FERRARA. Questa è una storia che ne contiene due. Quella di un Ufficio dello Stato guidato da una dirigente di “polso”, nominata Cavaliere del Lavoro, funzionaria apprezzata e stimata dal Mef, il Ministero dell’Economia e Finanza, da cui dipende l’Ufficio che amministra. E quella di un servizio - lo stesso dell’altra storia – dove a causa di quella dirigente oltre la metà dei dipendenti ha chiesto il trasferimento e quasi tutti hanno deciso di segnalare con una lettera inviata all’amministrazione centrale il clima greve e opprimente che impedisce loro di svolgere «serenamente» l’attività lavorativa.

La storia a trama doppia è nata e cresciuta in un’unità decentrata della Ragioneria dello Stato che ha sede nell’ex Casa del Fascio di viale Cavour. Si tratta di uno dei servizi dell’amministrazione centrale che non hanno contatti diretti con il pubblico e che esegue controlli su flussi di pagamento come le buste paga dei dipendenti dello Stato. Di rado questi uffici finiscono sotto i riflettori della cronaca. E’ stato il sindacato Uil-Pubblica Amministrazione, il 13 febbraio scorso, a caricare sul proprio sito internet un comunicato dedicato al distaccamento di Ferrara nel quale si fa specifico riferimento all’«aria pesante» che si respira «da alcuni anni» nei locali di viale Cavour e ai «rapporti tesi» tra il personale e la dirigente, Michelina Grillo, responsabile di aver creato «un clima che non favorisce il benessere organizzativo». Il malessere dei dipendenti, annota la Uil, che ha assunto informazioni dal personale e ne ha supportato assieme ad altre sigle sindacali le azioni “difensive”, sarebbe legato allo stile gestionale della stessa Grillo.

I dipendenti lamentano un «clima invivibile», un comportamento «immotivatamente aggressivo, ripetutamente arrogante, vessatorio e denigratorio, con scatti d’ira ingiustificabili» che puntano «ad instaurare» una condizione «di costante pressione e ansia, impedendo i più normali rapporti interpersonali e azzerando la minima soddisfazione lavorativa». Il sindacato, entrando nei dettaglio, ricorda il caso dei «moduli per la malattia», che sono stati modificati a Ferrara rispetto al formato standard: sui fogli è comparsa una dicitura che sembra autorizzare l’assenza del lavoratore invece di prenderne atto come prescrive la legge (moduli successivamente ripristinati nella versione originaria, dopo una segnalazione al ministero).

Il comunicato Uil-Pa parla di dipendenti rispediti a casa perché per «2-3 volte all’anno», precisa un sindacalista interpellato dal giornale, avrebbero dimenticato il badge. Sulla questione si è innescata una vertenza nel 2017 tra sindacati e direttore. Come sui corsi di formazione, che a Ferrara «sono stranamente a carico dei dipendenti, costretti a usare i loro permessi, e non dell’amministrazione», aggiunge il sindacalista. Questi episodi, e altri, avrebbero convinto una parte del personale (13 addetti su 22) a presentare al ministero richiesta di trasferimento, già respinta dall’amministrazione centrale con l’osservazione che quell’esodo di massa sguarnirebbe l’Ufficio bloccandone di fatto l’operatività.

Vengono citati pure casi di «prepensionamenti con notevole svantaggio economico» per gli addetti “in fuga”. Un’esasperazione, come scrive il sindacato, che deriva «dal terrore dei dipendenti di essere ripresi in ufficio ogni mattina per ogni minima loro azione».

Queste affermazioni trovano eco nella lettera sottoscritta da 17 dipendenti su 22 e supportata da quattro sindacati (Uil, Cgil, Cisl e Confsal), inviata al ministero nel luglio scorso.

Ricostruzione in buona parte condivisa da un ex dipendente ed ex componente della segreteria di Ferrara che ha chiesto il trasferimento a Bologna (ottendendolo) nel 2012, un anno e mezzo dopo l’arrivo della dirigente, «a causa del piglio “militaresco” con cui gestiva l’ufficio e che mi ha procurato una condizione di forte stress. Al punto, dopo essermi sentito ferito come persona e come dipendente, che ho preferito diventare un pendolare a 56 anni. Oggi ne ho 62 e continuo ad andare avanti e indietro da Bologna, ma non mi sono pentito».

Alla “Nuova”, che negli ultimi giorni ha contattato in due occasioni la manager per chiedere chiarimenti sui problemi lamentati dal personale, Michelina Grillo ha risposto che «l’Ufficio è ben gestito, con risparmi importanti ottenuti grazie a un oculato utilizzo degli spazi e degli immobili» e che il suo operato è ben valutato dal ministero. «Io qui butto il sangue dalle 7 di mattina», ha ripetuto più volte. Sul malcontento “diffuso” ha precisato di non avere avuto comunicazioni in ufficio da parte dei sindacati e di non essere a conoscenza delle iniziative del personale finite sul tavolo del Mef (la lettera però esiste ed è stata mostrata alla “Nuova Ferrara”).

Relativamente ad alcuni degli aspetti segnalati da personale e sindacati sui quali la “Nuova” ha chiesto di avere la sua versione, Michelina Grillo non ha fornito risposte dichiarando di non voler più proseguire la conversazione telefonica e di aver querelato «il sindacato che ha pubblicato quel comunicato».

Se la telefonata non fosse stata interrotta il direttore avrebbe potuto aggiungere altre cose che confermano la sua dedizione al lavoro e i risultati conseguiti nella gestione dell’Ufficio.

Michelina Grillo ha ricevuto nel 2014, tre anni dopo aver preso servizio a Ferrara, il titolo di Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica. Nel 2008, tre anni prima dell’arrivo nella città estense, è stata assolta dal tribunale di Belluno in un processo nel quale era accusata di mobbing dai dipendenti dell’Ufficio del Territorio locale. «Una vicenda che l’ha fatta molto soffrire – ricorda l’avvocato Raffaella Mario, dello studio Paniz, che ha curato la sua difesa nel dibattimento – Quel procedimento, pur conclusosi a suo favore, le è costato molto dal punto di vista psicologico e umano. Ma se non ricordo male poi fu promossa».

Raccolte le due storie, l’unica certezza che sembra emergere sono i rapporti, molto problematici, tra l’energica dirigente e il resto dell’Ufficio. Ma, al contrario di quanto afferma un detto popolare, la verità forse – questa volta - non sta nel mezzo.

Gioele Caccia


 

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