Nessun maltrattamento Assolta maestra d’asilo
Era accusata di aver abusato di mezzi di correzione sui bambini della scuola Il giudice cancella tutto. La donna: «È finito un calvario che durava dal 2012»
COPPARO . «Finalmente è finito un calvario che durava dal 2012», sussurra appena Mariella Andreotti, la maestra d’asilo imputata al suo avvocato David Zanforlini, dopo la lettura della sentenza che l’ha assolta, completamente, senza nessun dubbio, senza nessuna ombra dall’accusa di aver maltrattato i bambini d’asilo che aveva in custodia, aver «abusato di mezzi di correzione», l’imputazione precisa.
Assolta perché il fatto non sussiste, ha scandito il giudice Sandra Lepore ieri mattina dopo un processo lungo e intricato (dovuto a tre cambi di giudici e di pm) per fatti del 2012 e che aveva messo in luce, in aula, l’assenza di riscontri, prove, al di là delle segnalazioni - «suggestioni» come le chiama il suo legale - le accuse di alcuni genitori dei piccoli assistiti. «E’ questo l’epilogo che abbiamo sempre sollecitato di un processo durato anni per cui sono estremamente soddisfatto per fatti di ben poco conto, di episodi raccontati ma mai provato». Soddisfatto, si dice il legale, non solo per la sua assistita, la maestra d’asilo assolta, ma per il sistema scolastico gestito dal Comune di Copparo che esce senza ombre da questo processo Lo stesso Comune, per voce del legale che lo aveva rappresentato come parte civile, Gianni Ricciuti, spiegava ieri mattina che questa sentenza mette in luce comunque la posizione del Comune di cautela e prudenza poiché nei confronti della imputata non erano mai stati adottati provvedimenti gravi, non era mai stata licenziata ma solo spostata in biblioteca in attesa della conclusione del processo». Il Comune si era costituito parte civile sostenendo le famiglie «ma il comportamento prudente che abbiamo adottato è stato riconosciuto tanto che non richiederemo nessun appello». Il processo lo ricordiamo nacque da segnalazioni raccolte dei carabinieri nel 2012 da parte di uno dei genitori dei bimbi che frequentavano la scuola d’infanzia e poi raccolsero altre testimonianze. Ma le indagini si fermarono lì: non vennero mai riscontrati questi atteggiamenti segnalati: che indicavano che i bambini sarebbero stati pizzicati in varie parti del corpo, sollevati e strattonati energicamente durante il cambio dei pannolini e imboccati a forza per costringerli a mangiare la pappa. «Al processo - ribadisce il legale difensore - sono solamente emerse della sensazioni che non potevano certo essere tradotte in responsabilità, visto che le indagini non furono condotte nella dovuta maniera nell’interesse della mia assistita e anche di chi la accusava».
Sensazioni chiude Zanforlini che furono «ingigantite a dismisura per un fatto che è stato diventare più grande di quelle che era che doveva essere: con la sua sentenza il giudice, finalmente, ci ha dato ragione».
Daniele Predieri
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