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«I branzini la mia rovina La rinascita con le anguille»

«I branzini la mia rovina La rinascita con le anguille»

L’appello di un allevatore disperato: solo debiti dopo la morìa nelle mie vasche Il pescatore punta a convertire l’attività con il prodotto simbolo di Comacchio

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COMACCHIO . Per non finire al lastrico, Luciano Taddei, acquacoltore che nel giugno scorso aveva perso oltre 11mila branzini a causa di un episodio di anossia spera di convertire l’attività in un allevamento di anguille. «Non ci sto più dentro con tutte le spese - racconta il titolare dell’area di strada Capodistria, in valle Pega, in cui sono situate 3 vasche per l'allevamento di branzini - non c'è guadagno. Spendo mille euro all’anno solo per prendere l’acqua dal canale navigabile, il mangime per far crescere i pesci costa 220 euro al quintale e 170 euro per quelli appena nati, fino al peso di un etto. Sommiamo la grossa perdita della scorsa estate. Sono disperato».

Taddei ha regolarmente ottenuto da Provincia e Regione tutte le autorizzazioni per impiantare l'allevamento di branzini e per attingere acqua dal portocanale. Tre sono le vasche, in cui sono stati decimati la scorsa estate dall'anossia circa 11mila branzini. Accanto alle vasche si estende una superficie incolta di 200 metri di lunghezza per 30 di larghezza, dove Taddei avrebbe dovuto impiantare due nuove vasche da adibire ad allevamento di branzini, ma viste le conseguenze attuali, la prospettiva di andare incontro ad un nuovo fallimento ha imposto uno stop forzato. «Tramite il sindacato ho presentato diverse domande per vedere se c'è modo di ottenere finanziamenti - prosegue l'acquacoltore -, sempre per lavorare in regola, ma sinora mi è stato risposto che si vedrà e che c'è tanta burocrazia di mezzo. Sto solo pagando spese per tasse e ho perso quasi tutto. Mi sono rimasti mille branzini, che cercherò di portare fino a fine anno, almeno per recuperare una minima parte di quello che ho sborsato finora». Taddei cerca di reinventarsi una nuova attività, rilanciando con un nuovo progetto, per non mandare a monte concessioni, vasche di allevamento, energie ed impegno profusi.

«Spero di poter tentare la sperimentazione con le anguille - va avanti l'uomo - basterebbero 15 quintali di anguille su due vasche, anche solo di un metro di profondità, tanto per poter cominciare. Io voglio continuare a fare le cose in regola e se attraverso il sindacato ottengo le autorizzazioni, ci provo ad andare avanti. Altrimenti rischio di indebitarmi. Ci ho messo tutto me stesso e i miei risparmi in questo allevamento». All'ingrosso i branzini vengono pagati a Taddei 6-7 euro al chilo, ma devono arrivare a un peso di almeno 4 etti, ma «subisco la concorrenza di chi da altre regioni alleva i branzini con mangime di bassa qualità».

Katia Romagnoli



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