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Il caso

Controlli nei minimarket. Tagliani: «Sanzioni inflitte a stranieri e italiani»

Controlli nei minimarket. Tagliani: «Sanzioni inflitte a stranieri e italiani»

Il sindaco risponde alla Lega sulla vigilanza sulle strutture e accusa Nicola Lodi di inesattezze e "mulinazza"

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FERRARA. «Inesattezze», «chiacchiere da bar», «strumentalizzazioni» e «quotidiana “mulinazza”». Non fa giochi di parole il sindaco Tiziano Tagliani e sul tema dei controlli ai minimarket sollevato dal segretario comunale della Lega, Nicola Lodi, risponde duramente rinviando al mittente le osservazioni e accuse formulate dell’esponente del Carroccio. «Gli esercenti stranieri devono avere, al pari degli italiani, requisiti morali (il cui possesso viene accertato tramite controllo presso il casellario giudiziario) e requisiti professionali di legge», precisa il sindaco.

Lo scambio di informazioni costante tra polizia municipale, questura e carabinieri - «che non ci stancheremo mai di ringraziare», prosegue Tagliani -ha permesso «di ottimizzare i controlli sia su esercizi gestiti da stranieri che su esercizi gestiti da italiani, facendo intervenire in alcuni casi reparti specializzati di antisofisticazione e sanità».

Otto sono stati nel 2017 gli esposti nei confronti di queste attività, aggiunge il sindaco, e molti di più «i controlli congiunti che hanno portato a quattro sospensioni dell’attività, a provvedimenti di riduzioni d’orario ed a diversi accertamenti con applicazione di sanzioni pecuniarie». La polizia municipale nel 2017 ha elevato 74 sanzioni e altre 10 nel 2018: 7 le sanzioni per la merce esposta fuori dal negozio senza autorizzazione; 8 per attività condotta in assenza di scia; 7 relative all’igiene alimentari; 5 per la vendita di alcoolici ai minori, ecc.). In un immobile comunale in via Cortevecchia è stata sfrattata un’attività gestita da cittadini di origine bengalese, lo stesso procedimento è stato attuato per un’attività artigianale gestita da italiani in piazza Castello. Lodi fa riferimento ad attività di riciclaggio e racket ad opera di alcuni esercenti bengalesi-pakistani? Se non ha sporto «regolare e dettagliata denuncia presso le autorità competenti o se non fosse dimostrata la corrispondenza delle sue parole, trattasi allora solo di “fuffa”» per creare tensioni sociali «al solo fine di guadagnare qualche consenso elettorale».

Nè esistono «difficoltà al confronto nel merito con le associazioni di categoria, tanto meno a rispondere in commissioni consiliari e a dibattere in pubblico, mantenendo coerenza ed evitando esibizionismi».
 

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