Igor, processo in videoconferenza
A vuoto l’interrogatorio, notificati gli atti al pluriomicida: «Chiederemo subito il giudizio immediato»
Fa paura anche in carcere, tanto che per trasferirlo dalla cella all’aula dell’udienza del penitenziario di Zuera, 50 km da Saragozza, lo scortano in tre agenti, con giubbotto di sicurezza. Si presenta in aula, Igor Vaclavic/Norbert Feher, davanti ad un pool di 9 investigatori italiani e i magistrati spagnoli che debbono condurre l’interrogatorio. Al suo fianco ci sono due intrerpreti che parlano russo, italiano, spagnolo e serbo. Non ci sarà bisogno della loro traduzione: Igor si limita a dire di non voler parlare. Fa scena muta. Barba lunga, fare strafottente, ingrassato rispetto le foto conosciute degli ultimi mesi (in carcere mangia tre volte, non come i pasti di fortuna della sua vita bucolica e selvaggia), appare sprezzante a chi lo vede in faccia per la prima volta, dopo averlo braccato per mesi.
Dura in tutto due ore il faccia a faccia tra gli inquirenti italiani e il killer che ha lasciato dietro di sè 6 morti (tre in Italia e tre in Spagna), quattro tentati omicidi, tanto dolore. Si «avvale della facoltà di non rispondere» e tutto finisce così. In faccia gli si stampa un sorriso quasi di sfida, verso chi gli vuole contestargli omicidi e orrore, i pm Francesco Amato e Marco Forte di Bologna e gli inquirenti, i carabinieri che gli avevano dato la caccia per 8 mesi e tra questi il colonnello Marco De Martino del Reparto investigativo di Ferrara.
«L'interrogatorio non l'abbiamo potuto fare - dice subito ai microfoni, all’uscita dall’interrogatorio intorno a mezzogiorno, il procuratore Amato - Speravamo parlasse». Il silenzio di Igor è una scelta che non cambia nulla dal punto di vista investigativo. «E’ già tutto ormai chiaro», rassicurano gli inquirenti. La spedizione giudiziaria in Spagna è stata comunque importante «perchè gli abbiamo notificato gli atti». Atti che serviranno per processare Igor al più presto per gli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri: «Lo rinvieremo a giudizio il prima possibile, anche con giudizio immediato, abbiamo questa possibilità». E da qui, spiega ancora il procuratore Amato, la possibilità di attivare una rogatoria con la Spagna per processare il pluriomicida in videoconferenza. Se però sulle indagini dei crimini è ormai tutto chiaro, resta il buco nero di chi possa averlo aiutato a fuggire. Occorre capire come lui stesso sia fuggito dall’Italia, scavalcando Alpi e Pirenei, arrivando in Spagna, ad Andorra di Teruel, dove nel dicembre, uccise altre tre persone, un agricoltore e due agenti della Guardia civil. «Se ci fosse stata la volontà di collaborare - spiega Amato - avrebbe potuto valorizzare elementi sul favoreggiamento», avrebbe potuto aiutare gli investigatori a capire come sia scappato dall’Italia, da quella ormai famosa “zona rossa” tra Argenta e Marmorta dove lo hanno cercato per mesi. Senza risultati. Resta allora l’indagine su possibili complici e fiancheggiatori, e per questo verranno attivati altri approfondimenti. «Per ora non ci sono indagati per favoreggiamento (complici nella fuga, ndr) ma abbiamo spunti anche significativi», chiude Amato. La spedizione giudiziaria torna in Italia con nuovi riscontri da verificare. Sono le tracce informatiche di Igor (nel suo tablet) e documenti vari, appunti, una cartina, agende, una carta di credito: riparte da qui la caccia.
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