«Il protezionismo non fa il bene della nostra agricoltura»
Navi cariche di grano canadese trattato con glifosato che “invadono” l’Italia, provocano la crisi del prezzo dei cereali e gravi problemi ai produttori. Questo, in sostanza, lo scenario prefigurato...
Navi cariche di grano canadese trattato con glifosato che “invadono” l’Italia, provocano la crisi del prezzo dei cereali e gravi problemi ai produttori.
Questo, in sostanza, lo scenario prefigurato da associazioni di categoria e alcuni schieramenti politici dopo l’accordo Ceta (Accordo Economico e Commerciale globale) tra Europa e Canada. Il trattato, entrato in vigore in via provvisoria nel settembre 2017, prevede l’azzeramento dei dazi doganali per gli scambi tra i due Paesi e comprende una serie di disposizioni per favorire elevati standard ambientali, sociali e la qualità delle produzioni. «Abbiamo sempre sostenuto – spiega Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara – che il Ceta fosse un trattato innovativo, dal quale il nostro agroalimentare avrebbe ricavato benefici. E i dati sulle tendenze del commercio estero, recentemente elaborati dall’ufficio studi di Cia- Agricoltori Italiani su base Istat, ci danno ragione. L’export verso il Canada è balzato al 9% nel primo trimestre di applicazione del trattato (ottobre-dicembre 2017), mentre non c’è stata l’invasione di grano canadese, anzi: le importazioni di duro sono diminuite del 35%, una tendenza già riscontrata negli ultimi anni».
Il Canada non è dunque diventato, secondo Agrinsieme, il “granaio” d’Europa, il mercato non è stato alterato dall’accordo e ci sono, al contrario, possibilità di rilancio del settore agroalimentare, grazie al consolidamento di mercati esistenti e l’apertura di nuovi sbocchi commerciali.
«Il protezionismo non serve alla nostra agricoltura – continua nella sua analisi Calderoni -. Quando si fanno considerazioni su accordi internazionali, che possono favorire lo sviluppo delle imprese, gli allarmismi lanciati per fare scalpore o cavalcare temi ambientali durante le campagne elettorali, non servono a nessuno. Come Agrinsieme Ferrara, in accordo con il coordinamento nazionale, abbiamo atteso di vedere gli effetti del trattato e valutato l’impatto su aziende e cooperative. E il bilancio per noi è positivo, perché abbiamo esportato in Canada prodotti agroalimentari – in particolare vino, pasta, pomodori, formaggi e specialità tradizionali Igp - per 80 milioni di euro. Inoltre il Ceta prevede una maggiore tutela del Made in Italy, perché protegge dalla contraffazione, garantendo la sicurezza alimentare ai consumatori. Si tratta di un’occasione per le imprese e le filiere del nostro agroalimentare, che fatica a trovare nuovi e redditizi sbocchi commerciali». Anche la questione del glifosato, il principio attivo contenuto negli erbicidi, che in Canada viene utilizzato per trattare i cereali, è un tema utilizzato per fomentare la polemica. «Il timore – spiega Calderoni - era che la filiera della pasta italiana fosse “contaminata” dal glifosato, messo sotto osservazione in Italia e Europa». (a.t.)
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