Vinyloop, venti lavoratori rischiano di rimanere a casa
Dopo lo sciopero dei dipendenti dell’azienda scatta il blocco della flessibilità e degli straordinari I sindacati preoccupati: l’attività produttiva si è già fermata e mancano segnali dalla proprietà
Venti lavoratori con il fiato sospeso. Sono i dipendenti di Vinyloop, azienda insediata nell'area industriale ex Solvay di via Marconi, specializzata nel riciclo degli scarti di Pvc. Tra venerdì e ieri hanno scioperato per 24 ore, mentre dal 21 marzo è in vigore il blocco della flessibilità e degli straordinari, indetto da Cgil-Cisl-Uil, lungo un periodo di 30 giorni. Nel frattempo è molto probabile che l'attività produttiva sia già stata fermata.
«Le materie prime - dice Fausto Chiarioni della Filctem-Cgil - non vengono più approvigionate: resta una settimana, massimo dieci giorni di lavoro su quelle a disposizione. Poi è prevedibile uno stop all'impianto. Siamo di fronte a uno scempio, determinato da una situazione di incertezza che lascia senza prospettive».
Pesa l'assenza di risposte dei proprietari: un incontro avuto con i dirigenti di Vinyloop dopo un presidio svolto dai lavoratori a fine gennaio si è risolto in un nulla di fatto. Per i sindacati c'è uno scontro interno al consiglio d'amministrazione dell'impresa.
«Mentre il gruppo inglese Ineos, che detiene il 60% delle quote, non è più interessata al riciclo di Pvc, i soci di minoranza con il restante 40% del gruppo francese Ferrari sarebbe intenzionata a proseguire nella produzione di teloni, su cui hanno delle commesse», sostiene Chiarioni. Il problema è che Vinyloop viene da un 2017 a tutti gli effetti disastroso: il disavanzo è arrivato a quota due milioni e 200mila euro e i proprietari denunciano l'assenza di qualsiasi margine di profittabilità. «Un ragionamento piuttosto meccanicistico - osserva Vittorio Caleffi della Uiltec - a fronte di un impianto che tecnologicamente è all'avanguardia: vogliamo mantenere un sito che guarda al futuro dell'economia circolare». Ineos insiste citando la recente decisione del Parlamento europeo di eliminare la presenza di ftalati (sostanza tossica presente nei rifiuti post-consumo) nell’arco di quattro anni: ciò porterebbe inevitabilmente a una riduzione della produzione, limitata d'ora in avanti ai soli rifiuti post-industriali. «Si dice - spiega Chiarioni - che questa normativa molto stringente dal punto di vista della tutela ambientale e della salute possa favorire il mercato nero e le situazioni di irregolarità. Inoltre i materiali non più riciclati finirebbero a discarica, ma gli ftalati potrebbero ritornarci indietro con i prodotti importati dalla Cina». Insomma, l'attività di Vinyloop rischia di finire fuori mercato e la proprietà si è mossa: ha già iniziato l'operazione di bonifica del sito e conta di portarla a termine entro fine aprile. Di contro, i sindacati puntano a rallentare. «Noi qualche problema lo metteremo, in termini di sicurezza. In fondo la bonifica riguarda un impianto posizionato dentro un'area pericolosa. Abbiamo interpellato il prefetto Campanaro su questo punto specifico, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta», racconta Chiarioni.
L'obiettivo dei sindacati è chiaro, «evitare che la bonifica sia accompagnata da uno smantellamento dei macchinari che preluderebbe alla fine vera e propria: i proprietari non possono prendere tutto e scappare, come vogliono fare all'Embraco, senza dare certezze ai dipendenti e al territorio». Un'alternativa c'è, tengono a dire i sindacati: «Ci sono dichiarazioni di interesse da parte di un paio di società di via Marconi, che garantiscono la riconversione produttiva, per esempio riciclando altre sostanze plastiche a base di stirene, e allo stesso tempo tutelando l'occupazione. A sua volta, i proprietari di Vinyloop devono manifestare la propria responsabilità sociale in questa fase, favorendo un passaggio di mano». Sarebbe in fondo la chiusura positiva del cerchio, anche se si teme che l'attuale dirigenza di Vinyloop preferisca desertificare l'attività produttiva piuttosto che cedere l'impianto a chi, a quel punto, diventerebbe un proprio concorrente sul mercato.
Fabio Terminali
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