Crac Carife in Cassazione «No al sequestro dei beni»
A sorpresa ieri la procura generale ha chiesto di bocciare il ricorso dei pm di Ferrara Oggi la decisione dei giudici, che condizionerà il processo per l’aumento di capitale
La decisione è attesa per questa mattina, quando i giudici della Quinta sezione della Corte di Cassazione usciranno dalla camera di consiglio e depositeranno la decisione sulla richiesta di sequestro dei beni per 15 milioni delle banche coinvolte nel crac Carife legato all’aumento di capitale. Una decisione attesa da tutti, perché andrà, comunque, a condizionare il processo penale per il crac-aumento di capitale fissato al 18 giugno prossimo. Un verdetto che tuttavia potrebbe essere già scontato poiché, a sorpresa, la stessa procura generale ha chiesto il rigetto del ricorso che la procura di Ferrara aveva proposto alla Cassazione per confermare i sequestri dei 15 milioni di euro. La procura di Ferrara (pm Longhi e Cavallo) da quasi un anno chiedono di congelare questi 15 milioni, 10 alla banca Valsabbina di Brescia e 5 alla Caricesena, perché sarebbero il frutto del reato di bancarotta patrimoniale: le banche avrebbero scambiato proprie azioni con Carife, rendendo fittizio il patrimonio della banca ferrarese, ossia il tetto dei 150 milioni dell’aumento di capitale da ritenersi fasullo. La richiesta della procura di Ferrara, però era già stata bocciata una prima volta dal gip Monica Bighetti qui a Ferrara, poi pochi mesi fa anche dal tribunale del Riesame al quale la procura aveva fatto ricorso.
Seppur per motivi opposti: il giudice Bighetti, entrando nel merito, sosteneva non vi fosse la sussistenza del reato, e dunque non essendovi bancarotta, i15 milioni non poteva esserne il frutto. Il Riesame invece pur non entrando nel merito ha ritenuto non vi fossero gli estremi del sequestro, rimandando la decisione sul merito al processo vero e proprio, quello che partirà nel giugno prossimo. Una situazione ingarbugliata, poiché in assenza di precedenti giudiziari nel merito (in tutta Italia è il primo caso) la procura di Ferrara ha fatto ricorso in Cassazione sperando venisse dipanata la matassa: invece, da una parte la procura generale ha chiesto il rigetto delle richieste dei pm Longhi e Cavallo, e così le stesse difese delle banche e degli imputati del processo crac-aumento capitale (i 12 accusati) che hanno proposto “solo “l'inammissibilità. La spiegazione di tutto questo, per far comprendere meglio, è che la valutazione sul reato bancarotta patrimoniale è totalmente delegata al processo imminente: in assenza di precedenti, e dovendolo creare questo precedente, non è possibile farlo con tempi e carte limitate di questa causa.
Procura generale e avvocati difensori dicono, i sequestri non sono da accogliere, ma se la vede il tribunale di Ferrara. Queste per le richieste delle parti, perché solo oggi si saprà la decisione della Cassazione: e comunque sia, rischia davvero di condizionare il processo ferrarese. Processo fissato al 18 giugno e per il quale non sono ancora partite le notifiche alle miglia di parti. Per due motivi.
Primo la decisione sul luogo in cui svolgerlo: la sede sarà il Centro Quadrifoglio di Pontelagoscuro e non il tribunale come si era pensato in un primo momento. Secondo, il collegio dei giudici non è ancora stato definito, per tutta una serie di motivi tecnici, a partire dal trasferimento imminente di alcuni di loro, papabili per comporre il collegio di tre, evitando che lascino il processo a metà: si attende l’arrivo di nuovi giudici da aprile a maggio che verranno inseriti nella terna giudicante.
Un processo che come richiesto dalle pareti civili, i legali che rappresentano i risparmiatori, dovrà essere concentrato nell’arco di pochi mesi da giugno a fine anno, vista l’incombente prescrizione di alcuni reati.
Daniele Predieri
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