La Nuova Ferrara

Ferrara

domani celebrazione a gorino 

L’eccidio della “Macchinina” Una storia da non dimenticare

GORINO. Domani lo Spi - Cgil di Ferrara ricorderà a Gorino gli operai Ernesto Alberghini, Luigi Cavicchini, Arrigo Luppi, Augusto Mazzoni e il parroco di Jolanda don Pietro Rizzo, uccisi per...

2 MINUTI DI LETTURA





GORINO. Domani lo Spi - Cgil di Ferrara ricorderà a Gorino gli operai Ernesto Alberghini, Luigi Cavicchini, Arrigo Luppi, Augusto Mazzoni e il parroco di Jolanda don Pietro Rizzo, uccisi per rappresaglia dai fascisti ferraresi agli ordini del capo della provincia Enrico Vezzalini lo stesso giorno di 74 anni fa, sull’argine del Po. Alberghini e Mazzoni lavoravano nella Società elettrica padana; Cavicchini e Luppi nello zuccherificio di Jolanda (allora chiamata “Le Venezie”) di proprietà della Società bonifiche terreni ferraresi (SBTF).

La commemorazione, che si terrà davanti al monumento ai caduti che si trova sull’argine a ridosso del ponte di barche del Po di Goro, inizierà alle 10.15 con gli interventi di saluto del sindaco di Goro, Davide Viviani, del rappresentante dell’Anpi di Goro Vincenzo Soncini e del segretario generale dello Spi-Cgil Emilia-Romagna, Bruno Pizzica. L’orazione ufficiale sarà tenuta dallo storico e ricercatore Davide Guarnieri. Davanti al monumento lo Spi-Cgil deporrà una corona d’alloro con garofani rossi.

Dall’eccidio di Gorino, detto della “Macchinina” per la presenza di un’antica macchina idrovora nelle vicinanze del luogo in cui avvenne, riuscirono a salvarsi altri due prigionieri, Cesare Nurizzo – direttore dello zuccherificio di Jolanda – e Narciso Visser, anch’egli dipendente della Società elettrica padana.

Alberghini, Mazzoni e Visser furono prelevati dalle rispettive abitazioni nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1944. Dopo essere stati picchiati vennero portati sulla sponda del Po tra Goro e Gorino insieme a Don Rizzo, Cavicchini e l'ingegner Nurizzo. Quest’ultimo protestò per la condanna subita senza alcun processo. De Sisti gli si avvicinò e gli sparò un colpo; in quello stesso istante Arrigo Luppi si era gettato in acqua. I militi iniziarono a sparare all'impazzata, colpendolo. Nurizzo, incolume, si lanciò in acqua e si dileguò. Ormai stava albeggiando. De Sisti, allora, iniziò a sparare verso gli altri: Don Rizzo, poi Cavicchini con Alberghini, e Mazzoni con Visser, tutti sottobraccio. Visser, illeso, si lasciò cadere in acqua ma i fascisti si accorsero che non era morto; così Don Rizzo, sanguinante e morente, sussurrò «io non sono ancora finito». Fu ucciso con una raffica di mitra.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google