Castello, niente visite a Pasqua
Mesola, riapertura ai visitatori a fine aprile per la fiera dell’asparago. Ecco come sarà il futuro museo
MESOLA. Per tornare a visitare (temporaneamente) il Castello Estense di Mesola bisognerà aspettare la Fiera dell’asparago. A Pasqua il monumento resterà ancora chiuso al pubblico, perché a causa dei lavori di riqualificazione in corso non sono garantite le condizioni di sicurezza. Tutto rimandato a fine aprile dunque, quando con l’inizio della Fiera il Castello risulterà visitabile nei week end.
I lavori portano la firma di tre architetti mantovani: Stefano Cornacchini, Ilaria Bizzo e Riccardo Bertazzoni di BC Studio. I tre professionisti, che hanno presentato i rendering al Salone del Restauro di Ferrara, hanno partecipato al progetto “Ducato Estense” promosso nel 2016 dal ministro della cultura Dario Franceschini vincendo, a febbraio 2017, il concorso per il recupero e la valorizzazione del piano terra del Castello ottenendo un finanziamento di 700mila euro. Obiettivo dell’iniziativa “Ducato estense”? Aprire 26 cantieri nelle province di Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Lucca per il restauro di beni architettonici estensi. Il cantiere che vede in prima linea i tre mantovani è al momento l’unico a essere partito: l’8 gennaio. La fine dei lavori, che vedono la collaborazione, tra gli altri, della cooperativa Coprat per la programmazione degli impianti, è prevista per la prima settimana di luglio.
Il castello di Mesola, costruito tra il 1578 e il 1583, nasce come tenuta di caccia. «Si mantiene esteriormente in ottimo stato - spiega Cornacchini -. Il bando di gara chiedeva di riqualificare il piano terra costituito da un anti androne, un androne di ingresso e sei sale di 8 metri per 8 alte 8 metri.
Uno spazio di circa 500 metri quadrati da trasformare in un museo per mostre itineranti che dialogheranno con le mostre permanenti già presenti al primo e al secondo piano dedicati rispettivamente alla storia della dimora rinascimentale e alla fauna e la flora del bosco».
In questi mesi sono state abbattute tutte quelle strutture realizzate negli anni ’70 e ’80 come soppalchi, scale, tramezze e controsoffitti. E l’intervento ha riportato alla luce gli elementi strutturali originali come le volte. Parole d’ordine nell’allestimento, flessibilità e invisibilità. «Gli spazi devono poter essere organizzati in modo diverso ogni volta che la mostra cambia» dice la Bizzo. Da qui la scelta di posizionare sul perimetro di ogni stanza pannelli a 6 metri di altezza e a due metri. Cornici che si confonderanno con le pareti e che serviranno come supporto per i quadri ma anche per nascondere le luci, le canaline elettriche e il wi-fi. Per dare ai visitatori la sensazione di calore in inverno, agli angoli dei saloni, dove si potrà sostare durante la visita, ci saranno pannelli in canapa e argilla che sfruttano la metodica dell’infrarosso.
Due soli gli interventi che modificheranno lo spazio originale del piano e che il visitatore noterà: due “scatole” di vetro con telaio metallico nell’anti androne che accoglieranno la biglietteria e il bookshop. Due locali che potranno essere riscaldati nei mesi più freddi. «I nostri progetti sono a chilometri zero - concludono - i materiali arrivano al massimo da 100 chilometri di distanza dal cantiere».
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