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Terrorismo, blitz anche a Ferrara

di Andrea Scutellà
Terrorismo, blitz anche a Ferrara

Perquisizione in città dopo l’arresto a Foggia di un maestro egiziano che parlava ai bimbi di martirio

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FERRARA. È stato arrestato per terrorismo internazionale e istigazione a delinquere a Foggia, ma le indagini si sono allargate anche a Ferrara dove nella serata di lunedì è stata eseguita una perquisizione domiciliare in città.

Lui Mohy Eldin Mostafa Omer Abdel Rahman, cittadino italiano di origine egiziana, 59 anni e residente a Foggia dove presiedeva l'associazione culturale «Al Dawa», faceva lezione di religione ai bambini, due volte a settimana nell'associazione di cui era presidente: in realtà indottrinava i piccoli sul martirio, mostrando loro teste sgozzate, racconti di odio e violenza, istruzioni per fabbricare armi e bombe. Gli parlava di guerra santa, spiegando che l'unico modo per ottenere il Paradiso era la morte in battaglia.

Immagini e parole che Rahman avrebbe mostrato per mesi ad un gruppo di bambini, tra i 4 e 10 anni, durante lezioni di religione islamica, che erano veri e propri seminari di propaganda e indottrinamento jihadista.

Azioni e comportamenti che si sono trasformati in accuse di terrorismo internazionale e istigazione a delinquere che hanno portato al suo arresto, a Foggia, deciso dalla Dda di Bari. E il suo arresto ha portato gli inquirenti, dicevamo, ad indagare anche a Ferrara, dove lunedì sera gli ispettori della Digos cittadina hanno eseguito una perquisizione domiciliare: dalla questura cittadina si limitano a confermare il fatto senza dare altre indicazioni su chi possa essere coinvolto e perché. Restano i fatti che vengono contestati all’uomo arrestato che all'interno dell'associazione - ora sotto sequestro su disposizione della Dda di Bari - insegnava ai bambini, una decina in tutto, il concetto di martirio, guerra santa e che l'unico modo per ottenere il Paradiso era morire uccidendo.

La vicenda è stata segnalata anche al Tribunale per i Minorenni di Bari che ha aperto un fascicolo «a protezione dei bambini - spiega il presidente Riccardo Greco - perché le immagini crude e i messaggi di violenza potrebbero aver generato turbamenti».

Nell'indagine è coinvolta anche la moglie di Abdel Rahman, una italiana molto più anziana di lui, Vincenza Barbarossa, di 79 anni, che non è sospettata di terrorismo ma di reati fiscali e destinataria insieme al marito di un sequestro di beni per complessivi 370 mila euro. Si tratta dei soldi che l'egiziano riceveva attraverso la cosiddetta «zakat», una sorta di raccolta fondi tra i musulmani che frequentavano la moschea Al Dawa, e che, secondo gli investigatori, veniva accumulato e gestito in maniera poco trasparente. L'inchiesta dei pm baresi Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Giannella, è partita un anno fa dopo l'arresto del militante ceceno dell'Isis Eli Bombataliev, ospitato a lungo nei locali dell'associazione foggiana. Digos e Guardia di Finanza hanno monitorato, soprattutto attraverso internet e poi anche con intercettazioni ambientali, i contatti fra di loro e i documenti che venivano condivisi in rete, tramite Whatsapp e Twitter, arrivando a scoprire l'attività di propaganda jihadista e indottrinamento al martirio fatto nei confronti di adulti e bambini. «Vi invito a combattere i miscredenti, i crociati, gli ebrei, gli atei, i tiranni arabi e i loro eserciti», diceva Abdel Rahman nelle sue lezioni.

E in crescendo: «Con le vostre spade tagliate le loro teste oppure sparate con i vostri proiettili, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria i loro corpi e non dimenticate le bombe, che provocano maggiori disastri e atrocità, la miglior maniera per ricevere la benevolenza divina».

E Frontex rilancia l'allerta terrorismo sui flussi migratori. Il direttore esecutivo dell'Agenzia europea Fabrice Leggeri, al Parlamento europeo, è tornato a mettere in guardia sugli “sbarchi fantasma” da Tunisia e Algeria verso l'Europa, chiamati così perché invisibili e fuori controllo.
 

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