Il Vescovo: no alle conversioni che si fondano sul radicalismo
Guarda in faccia il terrorismo islamico, la Chiesa cattolica. Lo fa in tutta Italia e anche a Ferrara cerca l’incontro, il confronto con le altre religioni. Dal suo arrivo in città il vescovo Gian...
Guarda in faccia il terrorismo islamico, la Chiesa cattolica. Lo fa in tutta Italia e anche a Ferrara cerca l’incontro, il confronto con le altre religioni. Dal suo arrivo in città il vescovo Gian Carlo Perego si è già confrontato con i dirigenti dei Centri islamici: «Sì sono venuti ad incontrarmi e devo dire che i loro rappresentati sono figure certamente molto attente e che gli stessi centri hanno capacità di isolare e segnalare fatti e persone sospetti, una collaborazione dimostrata ampiamente in passato».
Lo stesso Islam, d’altronde, non cerca attenuanti ai fatti che vengono narrati dalle cronache, visto che alla Nuova Ferrara il presidente del Centro islamico di Ferrara, Hassan Samid ha avuto parole durissime sui fatti di Foggia e ha detto: “è gravissimo insegnare l’odio ai bambini e agli adulti”.
«Certo, è un principio cardine in tutte le religioni, per evitare strumentalizzazioni e che si blocchi un processo di integrazione e relazione sociale, con meccanismi di esclusione che generano rabbia e contrapposizione».
Tuttavia nel panorama italiano si sta amplificando sempre più l’allarme radicalismo e terrorismo: c’è chi dice di bloccare gli sbarchi dei migranti.
«E’ già stato dimostrato - spiega - che non è dagli sbarchi che arrivano i terroristi: sono spesso persone radicate di seconda generazione, terroristi che stanno arrivando attraverso canali regolari con visti turistici. E allora di fronte a 60 milioni di turisti ogni anno in Italia, non si può minimamente pensare di bloccate il turismo». Ciò che serve per il Vescovo, «è una collaborazione in tutta Europa e un grande lavoro di intelligence, e controlli su alcuni mondi da cui arrivano persone con soldi e possibilità di comprare armi: e allora occorre bloccare anche una legge che vuole legalizzare ancor di più le armi e che favorirebbe terrorismo e il fai da te».
Accade però sempre più che in Italia siano tanti gli italiani che si convertono all’Islam.
«Accade anche il contrario, tra le migliaia di persone che lo fanno in Italia ci sono a coloro che provengono dall’Islam, che siano molti quelli che si convertono all’Islam non è dimostrato dai dati: in Italia gli islamisti sono in calo del 3% l’anno. Il dato che però è importante è che non ci siano conversioni fondate su radicalismi e sul fondamentalismo, sull’odio, questo è l’aspetto problematico su cui vigilare. Da parte delle comunità in generale e delle comunità islamiche che vedo molto attente».
In questi giorni il ministro Minniti ha confermato un allarme concreto e reale.
«L’Isis c’è, il fondamentalismo pure che genera e si allinea su guerre e morte. E allora è giusto fermare la corsa agli armamenti, sta ripetendo il Papa: l’Europa si sta accorgendo di questo ed è un primo passo importante cui la politica italiana deve guardare. La risposta è comunque nelle misure di sicurezza e di intelligence da mettere in campo, per tutelare i cittadini: una risposta da dare con serietà, come stanno facendo, anche con atti preventivi (le indagini anche nel Ferrarese, ad esempio, ndr) in questi ultimi tempi».
Per finire, lo stesso prefetto nei giorni scorsi ha annunciato più controlli potenziati su centri religiosi, per le festività nel Ferrarese.
«Certamente questo è importante per la sicurezza di tutti e non dimentichiamo però che l’elemento fondamentale è che gli attentati spesso non sono avvenuti in forme organizzate». Il lavoro preventivo si basa sulla conoscenza di soggetti radicalizzati, come si sta facendo ora. Non siamo di fronte ad organizzazioni come lo erano le Br o il terrorismo nero, vediamo invece questi lupi solitari che vogliono colpire».(d.p.)
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