La Nuova Ferrara

Ferrara

«Prof bravo e preparato Di religione non parlava»

di Daniele Predieri
«Prof bravo e preparato Di religione non parlava»

La preside del docente indagato per terrorismo di matrice islamica è sotto choc Gli inquirenti studiano computer e telefono sequestrati durante la perquisizione

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Al telefono fisso non risponde. Quelleo di casa, nel paese in cui vive in provincia e dove insegna ai ragazzi delle scuole medie di due istituti comprensivi e dove lunedì scorso sono arrivati gli ispettori della Digos a sequestrargli computer, telefonino, documenti e libri. Accusandolo di aver partecipato ad una associazione terroristica che vede ai vertici un suo parente, Abdel Rahman, di origini egiziane, che a Foggia, nel Centro islamico che presiede, insegnava ai bambini il martirio e la guerra Santa e che adesso si trova in carcere. Lui, invece, il docente ferrarese, 53 anni, origini in Campania (e non pugliesi come riferito in un primo momento) al momento è sottoposto ad indagini. Per i contatti che aveva con il parente, Rahman, e per la sua attività anche di traduttore dall’arabo all’italiano, accuse che gli inquirenti ora dovranno valutare nelle indagini avviate. Che potrebbero confermare o smentire le ipotesi d’accusa. Dire se il prof era una sorta di ideologo dell’Isis o un cultore della lingua araba, convertito all’Islam come tanti altri.

Un professore dalla doppia vita e con il doppio pensiero? Rispondono già, a loro modo, cadendo dalle nuvole («Ma è proprio lui? » ) i dirigenti scolastici che la Nuova Ferrara ha interpellato ieri sul conto del professore ferrarese, convertito all’Islam da un decennio, finito sotto la lente di ingrandimento dell’antiterrorismo. E uno di questi dirigenti che lo hanno visto in classe, insegnare agli alunni delle medie, sotto choc, si dice sorpresa, rassicurando tutti: «A scuola possiamo dire che è una persona molto discreta ed educata. È molto riservato. In classe, da quanto mi risulta, non avrebbe mai parlato o fatto riferimenti religiosi. Anzi, da quanto mi riferiscono è sempre stato un bravo docente, sempre presente e puntuale».

Un docente che oggi insegna qui e che fino a tre anni fa lo faceva in una scuola del Bolognese. Nome, dettagli sulla sua attività di docente, vengono omessi volutamente per cautela: sul suo conto sono in corso indagini per reati gravissimi da parte della procura antiterrorismo di Bari. Ma sono atti preventivi, di verifica, poiché gli stessi gli inquirenti indicano, al momento, che «la sua posizione sarebbe marginale». E da valutare appieno. È per questo che lunedì scorso è scattato il blitz in casa sua per raccogliere riscontri che ora i tecnici dell’Antiterrorismo di Bari stanno studiando.

Va detto, però, che questa nuova attenzione sul suo conto non è una sorpresa: gli inquirenti del paese in cui vive con moglie e tre figli, lo controllavano già da tempo. Italiano convertito una decina di anni fa, ma nessun comportamento o manifestazioni evidenti di questa sua scelta, almeno all’esterno, nel fisico e nell’abbigliamento, se non – indica chi lo conosce – che è la moglie a coprirsi in modo integrale, segno di una forte di identità religiosa islamica. Lui, no, ricorda chi lo vede da sempre arrivare a scuola e fare lezione. Come un qualsiasi altro professore.

Ovvio che di fronte a questa situazione, vi sia una alta preoccupazione da parte dei vertici della scuola: va ricordato tuttavia che gli stessi inquirenti non hanno notificato nessun atto, oltre che a lui stesso (il provvedimento d’accusa per la perquisizione) anche ai suoi dirigenti scolastici. Che hanno appreso dalla Nuova Ferrara il coinvolgimento del prof nell’inchiesta. «Chiaro che un direttore didattico dovrebbe attivarsi, pur informalmente, per capire di più e quantomeno chiedere come comportarsi», spiegava ieri un addetto ai lavori. Anche solo per dare risposte ai genitori dei suoi alunni.



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