«Dal Veneto metà dei clienti, serve il senso alternato»
Un coro unanime. I commercianti che lavorano su via Padova non hanno dubbi: il male minore, una volta aperto il cantiere sul ponte che divide Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena, dividendo così...
Un coro unanime. I commercianti che lavorano su via Padova non hanno dubbi: il male minore, una volta aperto il cantiere sul ponte che divide Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena, dividendo così due regioni, Emilia-Romagna e Veneto, sarebbe quello di “ottenere” un senso unico alternato. «Sarebbe l’unica soluzione che ci consentirebbe di lavorare - dice senza esitazione Samuel Zaccarini, titolare della pasticceria “Vogue” - , anche se credo che la vera soluzione doveva essere presa prima, vale a dire costruire un ponte sostitutivo. Credo che le tecnologie attuali lo avrebbero consentito».
Stessa musica se ci si allunga da Massimo Volpe, gommista con officina proprio all’inizio della rampa che porta sul ponte dei “sospiri”: «Il 60% dei miei clienti viene dal Veneto - dice Volpe - , se chiudono il ponte completamente io sono rovinato».
Poche decine di metri e ci si imbatte nella carrozzeria Centolani: «Senso unico alternato - sentenzia Enrico Tangerini - molti nostri clienti vengono da Santa Maria e da Occhiobello».
E la quarta conferma arriva, puntuale, anche da Marinella Galli, titolare del “Riciclone, il vecchio mercatino”: «Senso alternato - ci dice senza esitazioni - , almeno così potremmo continuare a vivere. Molti miei clienti sono residenti in Veneto e si immagini - conclude Marinella - cosa vorrebbe dire chiudere per quattro mesi questo ponte».
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