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Il Pd cerca la linea. Il M5s? Sì, no, forse

Il Pd cerca la linea. Il M5s? Sì, no, forse

In parlamento emergono posizioni molto differenziate e anche a Ferrara si discute. Di sicuro c’è il no a Salvini

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FERRARA. Le imminenti consultazioni del presidente Mattarella per la formazione del nuovo governo agitano le acque anche all’interno del Partito Democratico. La linea dell’Aventino, cioè dell’opposizione tout court sostenuta da Renzi, e quella del “dialogo” veicolata dalle interviste dei ministri Franceschini e Orlando, creano divisioni e malumori che non sembrano componibili, in questi giorni, con un ramoscello d’ulivo. A questi movimenti guarda con attenzione anche la provincia estense, dove al segretario Luigi Vitellio è stato affidato il compito di rilanciare il partito partendo da una valutazione approfondita sulla batosta elettorale. Tra i maggiorenti locali, al momento, sembra consolidarsi un punto fermo. E forse è l’unico: nessuno si spende per un’apertura di dialogo con il leghista Salvini.

Il discorso cambia e le posizioni si fanno più sfumate se il possibile alleato si chiama M5s. A sbirciare con interesse verso questo scenario è il sindaco Tiziano Tagliani, che filtra l’ipotesi con le parole dell’ironia ma ha colto «nelle prime scelte di Di Maio e C. un cambio di tono rispetto alle posizioni assunte durante la campagna elettorale. Il M5s finora si è accaparrato tutte le cariche. È un “cambio di cultura” che speriamo di poter vedere esteso ad altri fini, ma più nobili. È chiaro che una convergenza politica non può non passare da una discussione sui programmi e da qualche passo indietro del M5s rispetto ad alcune promesse demagogiche fatte in campagna elettorale. Nessuna sintonia appare possibile invece con Salvini». Neanche il sindaco di Copparo, Nicola Rossi, chiude la porta in faccia alla prospettiva di «un’opposizione responsabile che risponda all’esigenza di dare un contributo al governo del Paese, e se lo chiederanno i 5 Stelle allora vuol dire che il Pd non era poi così male come dicevano prima del 4 marzo». Rossi non spasima per Renzi e, fermo restando Vitellio segretario, è convinto che «forse cambiare anche qui alcuni dei protagonisti dell’ultima fase politica potrebbe essere utile». L’assessore comunale alla Cultura, Massimo Maisto, preferisce la linea mediana («no al governo e no all’opposizione a tutti i costi»), trova «vergognoso» che Renzi tenga in ostaggio il partito dopo un risultato elettorale tanto deludente» ma stronca anche «queste continue divisioni tra esponenti e gruppi nazionali che poi ricadono sulla testa delle articolazioni locali del partito».

Una strigliata a chi «litiga sui giornali» arriva anche dal sindaco di Vigarano, Barbara Paron, nel passato più recente molto vicina all’ex segretario nazionale Renzi: «Il reggente, Maurizio Martina, ha indicato una linea (l’opposizione, ndr), ogni modifica quindi dovrebbe passare per un dibattito interno (assemblee, congressi etc.)».

Il sindaco di Ostellato, Andrea Marchi, chiede al Pd «un bagno di umiltà» e l’abbandono «dell’atteggiamento arrogante e supponente assunto in passato con chi poi ci ha surclassato nell’urna». Se per il Pd si apre una stagione di «opposizione» questa non si deve sviluppare senza «un dibattito e confronto il più aperto possibile sui temi».

Il sindaco di Portomaggiore, Nicola Minarelli, è convinto che «in questo momento il Pd deve attenersi a una scelta chiara, espressa dall’elettorato: stare all’opposizione. Che però non vuol dire stare fermi: qui, a Ferrara e provincia, il rinnovamento deve essere radicale».

Gioele Caccia
 

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