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«Islam? Una cosa personale E resta fuori dalla scuola»

«Islam? Una cosa personale E resta fuori dalla scuola»

Il docente indagato nell'inchiesta sul terrorismo: insegno da decenni, mai avuto problemi con alunni e colleghi. I dirigenti sanno di me, dirò che non ho fatto nulla e non ho niente da nascondere

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FERRARA. Al telefono da Napoli, l’avvocato Dario Vanetiello scandisce le parole: «Abbiamo presentato ricorso al Riesame di Bari contro il sequestro del materiale del professore ferrarese indagato, per la totale assenza di indizi rispetto al gravissimo reato contestato per cui gli inquirenti procedono».

Insomma, non c’è nulla, almeno sulla carta, contro il professore che insegna nel Ferrarese, indagato per terrorismo per i contatti avuti con l’arrestato a Foggia, Abdel Rahman. Lui, dal canto suo, il docente, ieri dalla casa dove abita e dove è scattato il blitz della Digos, lunedì sera, si limitava a spiegare al cronista con la cadenza armoniosa dei campani «non posso che dirle che cado dalle nuvole». Certo, ma mercoledì prossimo quando tornerà a scuola dovrà dare spiegazioni di questa situazione ai superiori: se la sentirà?

«Ma certamente, non ho nulla da nascondere, non ho fatto nulla, non ho mai consultato siti web sospetti e sono completamente estraneo a questa vicenda». Certo ma se chiedessero spiegazioni delle accuse?

«Non saprei cosa dire, mi sono trovato la polizia in casa , i poliziotti sono venuti qui e hanno fatto il loro lavoro perché debbono tutelare i cittadini: noi siamo stati disponibili e abbiamo fatto quello che ci hanno chiesto e sono stati molto gentili». D’altronde, gli inquirenti sono cauti perché loro stessi ammettono che la sua posizione è marginale e deve essere valutata. «Io so solo una cosa e la dico spassionatamente: mi sento in difficoltà per tutto questo ma non potrò che dire ai miei superiori che sono estraneo: come posso spiegare? E’ come se un italiano all’estero fosse arrestato perché italiano e dunque mafioso: mi sento in questa situazione e non è piacevole». Lei è convertito da decenni, è la prima volta che la sua scelta religiosa, personale, le crea problemi? «Sì, è così, non me l’aspettavo, davvero».

Però si metta nei panni di un genitore di suo alunno: sarebbe preoccupato, non crede? «Lo sarei anch’io, certo ma solo se io avessi detto o fatto qualcosa di strano o sbagliato: non è mai emerso, sono ormai tanti anni che insegno e non ho mai avuto problemi. E sono tranquillo, la polizia stessa lo comprenderà dai tabulati del telefono e dal mio computer».

Gli stessi suoi superiore che noi abbiamo interpellato, hanno confermato la sua riservatezza, la sua preparazione e il fatto che non abbia mai parlato di religione in classe. «Questa dell’Islam è solo una cosa mia molto personale che io stesso lascio fuori dalla scuola. Me lo disse fin dal primo giorno la dirigente: “questa è una scuola laica”. E ho concordato con lei. E quando capita di parlare, ad esempio in consiglio di classe di Islam, io non intervengo mai: noi insegnanti siamo a scuola per insegnare, punto». E’ possibile che sia tutto un grande equivoco, legato a frequentazioni familiari?

«Noi siamo molto attaccati alle nostre famiglie di giù, dovevamo scendere (al Sud, ndr) in questo periodo...».

Daniele Predieri
 

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