La Nuova Ferrara

Ferrara

Parrocchie aggregate al via la sperimentazione

di Fabio Terminali
Parrocchie aggregate al via la sperimentazione

“Rivoluzione” pasquale a S. Maria in Vado, S. Francesca, S. Gregorio e Madonnina L’arcivescovo Perego: «Alla diocesi chiedo condivisione e protagonismo»

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E’ la prima Pasqua ferrarese di monsignor Gian Carlo Perego. Dal momento del suo ingresso in diocesi, il 3 giugno dell’anno scorso, camminare ha camminato tanto, come si conviene a un vescovo orgogliosamente “di strada”. «Ho incontrato circa due terzi delle parrocchie in questo periodo. Comunità spesso in difficoltà che denotano tanti segni di morte: denatalità, spopolamento, scuole che chiudono. Ma anche altrettanti segni di vita: gente che difende il futuro dei propri paesi, dei propri figli. E assieme a loro, sacerdoti coraggiosi: un vero patrimonio di conoscenze e di relazioni», racconta Perego.

Un universo, quello dei parroci, chiamato comunque a confrontarsi con una società che cambia e in particolare con una riforma dell’organizzazione presentata fin dall’inizio al clero come una delle linee guida impartite dall’arcivescovo cremonese. Unità pastorale: ovvero una collaborazione rafforzata tra le parrocchie con l’obiettivo di superare la frammentazione e, mai come in questo caso termine azzeccato, “campanilismi”. Si partirà presto, dice Perego, «con una prima sperimentazione che in città coinvolgerà le parrocchie di S. Maria in Vado, S. Francesca Romana, S. Gregorio e la Madonnina: qui ci sono le condizioni giuste, in un caso è morto il sacerdote». L’unione avrà un “moderatore”, individuato nella figura di don Andrea Zerbini, parroco di S. Maria in Vado. La formula dell’unità pastorale sarà inaugurata anche in una zona «di campagna», come la chiama il vescovo, attento a non presentare la novità come un salto nel vuoto: «C’è la questione della condivisione delle risorse economiche: qualche parrocchia è debole, non riesce a pagare le bollette, ma ogni comunità avrà il suo bilancio specifico». Il tema sarà al centro della Tre giorni del clero, a giugno, e della Giornata del laicato di settembre. Al mondo della diocesi è chiesto un concetto: condivisione. «Che è poi la caratteristica più importante - dice monsignor Perego - ad avermi colpito tra i ferraresi in questo anno o quasi. Poi la forza del volontariato, della società che emerge come protagonista, dove non arrivano il mercato o le istituzioni. Autonomia con dei limiti, chiaro: quando ci si arroga diritti senza ragione, allora ci sono dei problemi». E’ nello spirito della Pasqua che il vescovo guarda al futuro di Ferrara, «in 20 anni si sono persi 20mila abitanti, nei prossimi 20 altri 3mila; ci saranno più anziani, più poveri, più migranti; servirà più condivisone di tempo, capacità di donare, legami interculturali».

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