Un futuro per l’ex Cercom Arrivano gli spagnoli
Comacchio, l’attuale proprietà avrebbe già ceduto l’area ad una grossa società All’orizzonte circa cento posti di lavoro e l’avvio di una nuova produzione
COMACCHIO. Un raggio di sole si è affacciato in questi giorni sullo stabile dell’ex Cercom di Comacchio. A quanto pare un grosso gruppo spagnolo avrebbe già firmato un preliminare d’acquisto e in laguna potrebbe riprende la produzione di laterizi anche se per il momento nessuno si sbottona sulla tipologia e le modalità. Se l’accordo andrà in porto, saranno circa cento i posti lavoro: una boccata d’ossigeno per il territorio. Le bocche restano cucite anche se indiscrezioni raccontano che la Sacmi (Società Anonima Cooperativa Meccanici Imola) ha ceduto la proprietà agli spagnoli i quali avrebbero assicurato, se tutto andrà per il verso giusto, di iniziare i lavori e quindi la produzione nel più breve tempo possibile.
Tre anni fa la sottoscrizione dell’accordo di programma relativo alla partnership pubblico/privata per la rigenerazione turistica ed ambientale della costa aveva tra le altre cose focalizzato anche l’attenzione sull’area dell’ex Cercom, di collegamento tra la costa e l’entroterra, ma anche tra la strada statale Romea ed il portocanale. Benché in fase embrionale, il progetto di recupero e riqualificazione dell’area, è destinato a ridare concretezza ad un sito produttivo, che potrebbe fungere da snodo commerciale importante e non solo, come era sembrato qualche tempo fa quando la Sacmi aveva iniziato a utilizzare l’ex Cercom come magazzino, per carico e scarico merci.
Erano circa ottanta i dipendenti dell’ex Cercom che sono rimasti a casa e per anni. Per anni l’illusione di poter tornare a lavorare ma pian piano il destino della Cercom è stato scritto. Adesso una nuova speranza si è riaccesa. Per Comacchio tornare ad avere una realtà così grande rappresenta una sorta di polmone, considerato che i settori della pesca così come quello dell’agricoltura e del turismo sono saturi. Una tra le realtà produttive più in vista sul litorale comacchiese, dopo il boom economico degli anni ’60 che ha visto fiorire il turismo balneare, con la realizzazione dei primi stabilimenti balneari e dei primi campeggi, è indubbiamente stata la fabbrica di piastrelle più conosciuta in tutto il territorio e nelle regioni vicine. Purtroppo il fallimento della Coopcostruttori ha portato, nonostante in numerosi tentativi di salvare il salvabile, alla chiusura del sito e pian piano anche lo stabile è andato sempre più verso il completo degrado. Dita incrociate, dunque, è già dopo Pasqua si potranno avere le prime conferme.
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