Frutta-ortaggi pochi residui chimici
«Permane ancora l’immagine di un agricoltore che fa un uso massivo di trattamenti agronomici, indifferente all’ambiente o alla salubrità dei prodotti che immette sul mercato. Ma si tratta di un...
«Permane ancora l’immagine di un agricoltore che fa un uso massivo di trattamenti agronomici, indifferente all’ambiente o alla salubrità dei prodotti che immette sul mercato. Ma si tratta di un pensiero fuorviante e ideologico - dice Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara - smentito dai dati diffusi dal ministero della Salute sui residui di fitofarmaci negli alimenti: assenti nel 99,2% dei prodotti analizzati». Il ministero ha analizzato quasi 8.500 alimenti, di cui oltre 6.000 tra frutta e ortaggi, 1.067 di cereali, 367 di olio e 865 di vino. Per quello che riguarda la frutta sono mela e pera, una delle indiscusse eccellenze ferraresi, le due tipologie maggiormente analizzate (25,8% del campione). A seguire drupacee (24%), agrumi (23,7%) e frutta varia come fragole e kiwi (13%). Anche per gli ortaggi l’analisi del ministero è significativa perché testati sono parte integrante dell’economia agricola del territorio - meloni, pomodori, zucchine in primis - e rappresentano quasi il 37% dei prodotti campionati. Gli asparagi, produzione più di nicchia rispetto alle precedenti, costituisce insieme ad altri ortaggi a stelo, il 12% del campione. I prodotti ortofrutticoli tipici di Ferrara e della nostra regione son quasi a residuo zero e godono, dunque, di ottima salute. «Il report mostra una percentuale di irregolarità, costituita da campioni non conformi perché superano il limite di residui ammessi, dello 0,8-0,9%, inferiore alla media europea dell’1% - sottolinea Calderoni - Il ministero precisa, inoltre, che queste cifre indicano un’occasionalità piuttosto che una tendenza. Perché è vero che si tratta del superamento della soglia tossicologica stabilita dalla legge, ma in percentuale minima e con un impatto sostanzialmente assente sulla salute generale dei consumatori. Certo, non bisogna abbassare la guardia e in particolare occorre fare molta attenzione alla provenienza dei prodotti importati».
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