La Protezione civile «È la nostra sede altro che profughi»
MIGLIARINO. Lo ha spiegato il sindaco Sabina Mucchi e lo hanno ripetuto altri amministratori anche sulle pagine Facebook, ma restano sempre tanti i convinti che nelle ex scuole elementari arriveranno...
MIGLIARINO. Lo ha spiegato il sindaco Sabina Mucchi e lo hanno ripetuto altri amministratori anche sulle pagine Facebook, ma restano sempre tanti i convinti che nelle ex scuole elementari arriveranno i profughi. Tutto nasce dai nuovi cartelli della Protezione civile, posizionati in diversi punti, che individuano alcune strutture come punti di accoglienza. «Sì, ma per la popolazione - dice il presidente della Avpc di Migliarino, Assunta Giovannini -. Sinceramente resto basita, stento quasi a crederci. Come associazione abbiamo partecipato a un bando per l’assegnazione di due stanze nelle scuole così da spostare la nostra sede e lo abbiamo vinto. Cosa centrano i migranti è tutto da capire».
Ed è ancora il primo cittadino a intervenire: «Posso capire la preoccupazione dei cittadini che hanno visto una ricaduta dei flussi migratori sulle comunità comunali con una gestione quasi priva di regole da parte di un governo centrale, in cui le prefetture bypassavano i sindaci dopo aver stilato graduatorie fatte a seguito della disponibilità data, lecitamente, da privati cittadini che mettevano a disposizione le loro abitazioni sfitte per trarne un guadagno, ma oggi rimango veramente rammaricata dal fatto che la parola “accoglienza” debba scomparire dalla nostra società perché anche se utilizzata per indicare punti di raccolta per le comunità all’interno di un Piano di protezione civile, quindi in caso di emergenza e calamità naturali, suscita rabbia e smarrimento fino al punto da non far comprendere il vero messaggio di un cartello. Come se nel vedere il cartello di uno stop si desse per scontato che è un dare precedenza. Quanti di noi passerebbero l’esame della patente?».
«Se fossero venuti alle assemblee pubbliche - concludono dalla associazione - forse saremmo tutti più sereni. Ma si parla e basta».
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