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Trattato con il Canada Ferrara ci guadagna grazie al grano duro

Trattato con il Canada Ferrara ci guadagna grazie al grano duro

40mila ettari di coltivazioni valorizzate dallo stop all’import Meno impatto per le difficoltà all’export del Made in Italy

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Il Ceta frena l’export di prodotti alimentare Made in Italy in Canada ma fa da cornice nella quale s’inserisce il brusco stop dell’import di grano duro, e alla fine il bilancio per Ferrara è positivo. Il conteggio è della Coldiretti sulla base dei primi mesi di applicazione del nuovo trattato, il 21 settembre 2017. Le esportazioni in valore sono risultate in crescita dell’8,5%, ben al di sotto del 12,5% fatto registrare nello trimestre corrispondente dell’anno scorso, mentre l’import fa un balzo in avanti. Un discorso a parte merita però il grano duro con gli arrivi in Italia che sono crollati del 39,5% in valore, anche per la crescente diffidenza dei mercati verso il cereale canadese che viene notoriamente trattato in preraccolta con il glifosate, secondo modalità vietate in Italia. Ma soprattutto per la necessità di diversificare gli approvvigionamenti a favore della produzione di grano nazionale per l’entrata in vigore in Italia del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato, come conferma il crollo complessivo delle importazioni di grano duro in Italia nel 2017. Un risultato importante per la nostra provincia, che 40mila ettari di coltivazione in grano duro continua a mantenerle. «Sono le stesse industrie di trasformazione, su indicazione della grande distribuzione, che rifiutano ormai il grano canadese preferendo il nostro - spiega Mauro Tonello, presidente regionale Coldiretti - È un buon momento anche per il grano tenero ferrarese, che grazie all’accordo con la Molini Pivetti viene impiegato direttamente nella produzione di dolci pasquali come colombe e panettoni».

Sono meno impattanti sul Made in Ferrara i problemi di export nel Paese nord americano: i produttori italiani di pomodoro pachino hanno recentemente denunciato il blocco canadese delle importazioni dalla Sicilia con il pretesto di un insetto, la tuta absoluta, non presente nelle spedizioni. Nello stesso tempo non funziona il meccanismo delle quote di esportazione in Canada dei formaggi europei e italiani, a partire dal Parmigiano nel quale c’è una piccola quota di prodotto di base ferrarese, e che è insidiato dal Parmesan, liberamente prodotto e commercializzato dal Canada come appunto formaggio tipico italiano. Oltretutto, è la denuncia conclusiva di Coldiretti, il sistema, ideato dagli stessi canadesi e accettato dall’Europa, sta portando i costi di “affitto” delle quote a valori simili a quelli dei dazi formalmente cancellati, e può essere un cavallo di Troia per altri trattati.

Andrea Tebaldi



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