Ha allontanato il bimbo. Denunciata la psicologa
Figlio di tre anni separato dalla madre per “disfunzionalità dell’attaccamento”. Il legale: «Decisione presa senza effettuare test o conoscere i fatti». Indaga l’Ausl
FERRARA. Questa triste vicenda risale allo scorso mese di ottobre, quando un bimbo di appena tre anni è stato tolto dalla propria madre (i genitori sono separati), in seguito alla telefonata del nuovo compagno della donna, che contattò i carabinieri dicendo che la donna aveva minacciata il suicidio, cosa poi ritrattata. Ma il bambino (residente in un Comune dell’Unione Terre e Fiumi) da allora si trova affidato ad un’altra famiglia, senza alcun contatto né con la madre, né con il padre e tantomeno con le famiglie dei due genitori.
A denunciare il caso al nostro giornale un paio di settimane fa era stato il legale della madre, l’avvocato modenese Francesco Miraglia (referente del Comitato dei cittadini per i diritti umani), che ora passa dalla denuncia-segnalazione alla denuncia vera e propria, per falso ideologico, a carico della psicologa dei Servizi sociali del Comune di residenza della madre. La denuncia, spiega Miraglia, «perché ha diagnosticato una disfunzionalità dell’attaccamento fra madre e bimbo, pronunciata senza aver somministrato alcun test, senza conoscere i fatti, senza aver approfonditamente parlato con loro. Pare adesso che sulla vicenda interverranno il tribunale e anche l’Ausl, i quali hanno già cominciato ad acquisire informazioni per dirimere la questione».
Dopo il clamore mediatico suscitato dalla vicenda, infatti, qualcosa si è mosso: il Tribunale dei minori di Bologna ha chiesto di sentire i Servizi sociali venerdì e il direttore generale dell’Ausl di Ferrara, Claudio Vagnini, ha incontrato l’avvocato che sta seguendo la vicenda e che ha sollevato il caso. «Il direttore ha ascoltato le nostre rimostranze e la ricostruzione dei fatti, documentata da prove e registrazioni inconfutabili che gli abbiamo presentato - dichiara l’avvocato Miraglia -. Siamo molto soddisfatti e grati dell’interessamento personale dimostrato dal direttore generale e dal direttore sanitario, ferma restando la nostra decisione di proseguire con la querela nei confronti della psicologa, la quale ha avviato il procedimento sulla base di una diagnosi errata, non suffragata da prove».
Il piccolo, ricordiamolo, è stato allontanato da casa e non può tornare dalla madre perché la psicologa, «per mero pregiudizio» secondo il legale, ritiene che abbia una disfunzione di attaccamento verso la mamma, perché dopo gli incontri con lei (e per questo li ha pure sospesi), quando torna nella famiglia affidataria «risponde male ai nuovi “genitori”: la psicologa lo ritiene legato al rapporto compromesso con la madre, non tenendo in considerazione che il piccolo invece soffre a doversi staccarsi dalla mamma per tornare a casa da estranei», aggiunge.
Pur avendo la madre immediatamente presentato ricorso, per quattro mesi non è giunta alcuna risposta né dal tribunale né dall’Asl e il piccolo continua a rimanere lontano dalla sua famiglia di origine, senza dunque un motivo apparente. «Adesso almeno, chi mesi fa avrebbe dovuto verificare la vicenda si sta muovendo. Certo, lo avessero fatto prima, avrebbero risparmiato parecchie, inutili sofferenze a questo piccino», conclude l’avvocato Miraglia.
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