Pasqua, reparto dimezzato «Non ci si ammala, è festa»
La Fials: tolti 10 posti letto in Chirurgia Polispecialistica, non li rimetteranno più Cittadini sul piede di guerra: «Noi a Cona non ci andiamo, è troppo lontano»
LAGOSANTO. Un ospedale, per quando non sia mai un bel luogo, resta pur sempre un punto di riferimento fondamentale per i cittadini, un posto dove trovare aiuto e conforto in momenti difficili. Vedere l’Ospedale del Delta di Lagosanto, nuovo e perfettamente funzionante perdere pezzi e chiudere porte fa arrabbiare pazienti e familiari che, sempre più amareggiati, chiedono a gran voce interventi per fare in modo che la struttura risorga. Soprattutto dopo l’ennesima denuncia da parte dei sindacati: «L’Ospedale del Delta chiude dieci posti letto di degenza ordinaria nel reparto di Chirurgia Polispecialistica, la metà esatta dei posti letto dell’ala B - si legge in una nota inviata dalla Fials - I posti letto soppressi, pardon “rimodulati” dal 29 marzo, dovrebbero essere ripristinati il 9 aprile, ma il condizionale è d’obbligo visto che nella lettera, indirizzata a tutti i coordinatori e direttori delle Unità operative del Delta si affretta ad aggiungere: “salvo diverse disposizioni in merito”. Una misura in perfetto stile carbonaro, visto che di tale soppressione pasquale, non è stata data alcuna informazione alle organizzazioni sindacali, ma, come si evince dalla nota succitata è stata preceduta da un “passa parola”». È la domanda sorge spontanea: «Perché si è giunti alla chiusura di posti letto a Pasqua? Mancano gli operatori sanitari, infermieri ed Oss? Siamo alle prove generali per la chiusura definitiva? È paradossale che in un ospedale si chiudano posti letto, non siamo mica a scuola. Le malattie non si arrestano durante le ferie e le festività e le liste di attesa si allungano...».
«Prima hanno chiuso Comacchio, adesso toccherà anche a Lagosanto - dice con rammarico Andrea Luciani - e per noi che abitiamo in zona sarà la fine. Arrivare a Cona è una impresa per molti e d’estate sarà un incubo con il traffico che c’è. Questo è un ospedale che ha sempre funzionato, dove lavorano professionisti seri e di alto livello. Perché chiudere? Perché smantellare tutto?». «Sarebbe una follia - fa eco Michela Romano - Il bacino di utenza è enorme, per noi arrivare a Ferrara è scomodo, soprattutto se ci sono delle urgenze». Michela si è rotta il braccio, «qui sono bravissimi, dobbiamo iniziare a dire di o, a impedire che una struttura del genere venga chiusa».
I timori ci sono e diventano sempre più reali: «Prima è arrivato un bambino con il naso rotto - spiega Rita Mazzanti -. I genitori si sono sentiti dire che qui non ci sono pediatri, lo hanno caricato in ambulanza e portato a Cona. Per non parlare dei continui voli dell’elisoccorso perché da Lido Volano, dove eravamo, ad arrivare al Sant’Anna la strada è lunga. Devono darci delle garanzie». «Io non ho la patente, ma qui in qualche modo ci arrivo perché qualcuno che mi accompagna lo trovo - fa presente Ardenia Schiavoni -. Se mi mandano a Ferrara come faccio?». Sul piede di guerra anche Nicolina Manzoni e Augusto Ruffoni: «La devono smettere di togliere servizi, questo ospedale è nuovo, nuovo. Hanno speso milioni e adesso ci dicono di andare a Cona, come se fosse dietro l’angolo. È uno scandalo».
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